6 ottobre 2026
Il presente, qui in Italia, è questo ATTO PRIMO e, dopo, un piccolo passo indietro, ritorno a Berlino, per ritrovare la preoccupata attesa. AFD vincerà anche a Berlino – mi chiedevo -, la città tradizionalmente più democratica e di sinistra nella storia della Germania?
ATTO PRIMO – ITALIA, GERMANIA, SPAGNA, ISRAELE…
Ero a Berlino, in attesa del voto, ma spesso, troppo, con la testa in Italia. Impossibile staccare. Anche all’ombra della Porta di Brandeburgo ero – pensiero e azione – in connessione con le nostre associazioni in Italia, per seguire l’iter dell’ultima vergogna meloniana, la legge elettorale truffaldina che, probabilmente, passerà alla camera a metà ottobre, con imposizione del voto di fiducia, con voto segreto, perché il (!) presidente del Consiglio, innervosita, teme tranelli e minaccia vendette.
Quali vendette? Dare le dimissioni per andare subito al voto, se avrà voti contrari, oltre a quelli, mi auguro tutti, dei partiti di opposizione. Una vendetta per chi, dei suoi, vuole invece andare a avanti, almeno fino a maggio, per non vanificare i benefici della propria carriera parlamentare. Carriera! Quando penso allo spirito con il quale Madri e Padri Costituenti hanno partecipato alla assemblea Costituente del 1946 e a quanti di loro, e molte altre e altri, sono poi state e stati in Parlamento, per qualche decennio, e li raccordo, per comparazione, a chi, oggi, siede in Parlamento, pensando ai propri vantaggi, più che al servizio da rendere al paese, sento la vertigine che si prova quando si è sull’orlo di un burrone.
Per reagire a questa inquietante e vertiginosa sensazione, esiste, pressoché ignorata dai media, e debbo dire, salvo rare eccezioni, trascurata anche dai partiti, una società civile che da decenni si impegna, non sempre con continuità, ma certamente senza mai scomparire, per difendere la Costituzione dalle aggressioni che si sono ripetute, da decenni, ormai. Difesa quasi sempre di successo, fino all’ultimo Referendum, vinto dalla società civile – i partiti di opposizione, e anche le grandi organizzazioni, senza il nostro lavoro, non avrebbero vinto – che ha messo in salvo l’autonomia della Magistratura, che, non dimentichiamolo mai, non è un “ufficio” come un altro, ma è uno dei tre poteri della Stato.
Invece, da tempo, c’è chi ha in mente, con nostalgia, e desidera, un potere, UNO, sovraordinato rispetto agli altri due, legislativo e giudiziario. Il Parlamento e la Magistratura – hanno pensato e pensano, in troppi – ci fanno perdere del tempo, mentre è il popolo che ci vuole, il resto sono chiacchiere. Questa è la cultura lievitante da decenni, per cause enormi, in Italia, in Europa, in Occidente, che non possiamo discutere qui. Ma, ora, una nuova aggressione è in atto, con l’ipotesi legge elettorale Melonellum, di rilevanza costituzionale, come ogni legge elettorale, che può essere in sintonia con la Costituzione, o ostile alla Costituzione.
È dal 2005, e, per qualche aspetto, sottovalutato anche da chi sta scrivendo, dai primi anni Novanta, ma sicuramente dal Porcellum in avanti, che votiamo con leggi elettorali ostili alla Costituzione. I partiti oggi di opposizione a volte sono stati responsabili di leggi incostituzionali, come Italicum e Rosatellum, altre volte non le hanno contrastate con sufficiente forza, come il Porcellum. Dal 2005 però, ogni volta, si è mossa la società civile, guidata da Felice Besostri, l’indimenticabile avvocato il cui punto di riferimento etico e politico era Giacomo Matteotti.
Besostri, scolaro di un grande maestro, Matteotti, ucciso perché aveva denunciato in Parlamento la pessima legge elettorale Acerbo, del 1923, e, come se non fosse bastata questa vergogna, anche i brogli nelle elezioni del 1924. A proposito, un mio vivo ricordo. Ho avuto la fortuna di far parte, fin dal suo inizio, al Direttivo della Associazione Salviamo la Costituzione, quando era presieduta da Oscar Luigi Scalfaro. Agli incontri sempre e puntualmente partecipava Leopoldo Elia. Elia, di grande esperienza, Costituzionalista, Senatore, Presidente della Corte Costituzionale, un concentrato di scienza cosituzionale. Ricordo che, del Porcellum, ci disse “è peggio della legge Acerbo”. Noi, oggi, non dimenticando di avere fatto ricorso, con Besostri, anche contro l’Italicum e il Rosatellum, possiamo dire che il Melonellum è peggiore del Rosatellum. È, quindi, un continuo declinare.
Ma, nel settembre scorso, in Italia non c’è stato solo il brutto spettacolo di una legge elettorale che rafforza la tendenza autoritaria ed accentratrice, e conferma l’insofferenza per il ruolo centrale – così dovrebbe essere – del Parlamento. Ci sono le intemerate del Ministro Valditara, che propone leggi che, se giungono a destinazione, costringono le scuole, private così della loro un tempo decantata autonomia, a fare classi con pochi bimbi di origine non italiana. E, per confondere le acque, tirano in ballo una circolare di Sergio Mattarella, quando fu Ministro della pubblica Istruzione. Mostrando una notevole incapacità di comprensione e di conoscenza dei contesti. Negli anni Ottanta, una circolare, non una legge, suggeriva che non si facessero classi ghetto e si lavorasse per il buon apprendimento della lingua italiana. Oggi, la legge ignora che la maggior parte dei bimbi di origine familiare straniera è di nascita italiana e la nostra lingua la sa bene.
C’è, in realtà, con questa improvvida uscita, il desiderio di imitare AFD, che ha nel programma politico, fra tanto altro, una nazionalistica idea di scuola, ed è con questo programma che ha raccolto moltissimi voti in Sassonia- Anhalt, tanti, ma meno, in Magdeburgo-Pomerania, e abbastanza, ma ancora meno, a Berlino. Ecco cosa propone AFD. L’eliminazione delle classi inclusive, la formazione di classi separate per studenti con disabilità – da brividi – e per studenti definiti “migranti”, anche se nati in Germania. Così mi pare di avere inteso, e spero di sbagliare. Inoltre, non più del 25% di studenti possono entrare nei licei e, il resto, non in scuole che formano e istruiscono, ma che professionalizzano.
A questo proposito, Valditara ha avuto un motto di creatività. Gli Istituti professionali restano tali, ma si chiameranno Licei professionali e tecnici. Gli chiediamo. Aumenterà le ore di storia, inserirà l’insegnamento della filosofia e, almeno, se non del greco, almeno del latino? Senza dimenticare che Valditara ha dato indicazioni alle scuole, in merito ai programmi di storia, di enfatizzare le radici occidentali, europee e italiane della nostra “nazione”, limando e assottigliando ciò che già scarseggiava, la world history, senza la quale leggere il nostro presente è impossibile e, forse ancor più, il passato. Valditara poi dice, nel presentare le sue indicazioni, con Ernesto Galli della Loggia ghostwriter non anonimo, che “Solo l’Occidente conosce la storia”. Incredibile, veramente.
Il ministro Giuseppe Valditara
E la storia che vale la pena studiare è quella che riguarda i poteri, la politica, i governi. I vincitori e i vinti, mi viene da pensare. Tutto lo straordinario e infinitamente importante lavoro svolto dalla grande scuola francese degli Annales, viene ridotto al minimo. Economia, lavoro, cultura, immaginario, antropologia, arte. Piccole cose di contorno. Mi pare di capire che molte voci di dissenso si siano levate, nel mondo della scuola. E, tutto questo, ovvero la chiusura dentro il proprio eccellente recinto storico, che mette ai margini la world history – la più recente indicazione metodologica emersa dalla ricerca storica -, accade mentre il mondo è attraversato da sconvolgimenti terribili, i peggiori, dopo la seconda guerra mondiale. Tutto il mondo è in subbuglio, fra guerre e genocidi.
Quello di Gaza lo è, e lo dicono anche tante persone di origine ebraica, senza dimenticare il film documentario Naza – termine militare che significa “danno collaterale” –, opera di due giovani registri israeliani, Yuval Abraham e Rachel Szor. Yuval e Rachel, due nomi che escono direttamente dal Libro dei Libri. Suggerisco, a chi ha dubbi, di prendere in considerazione questo lavoro, di vederlo. Si potrà così toccare con mano quello che la madre di Giulio Regeni ha detto, vedendo il volto del figlio morto, trasfigurato dalle torture. C’era, in ciò che restava del suo volto, tutto il male del mondo. Ma, dicono Meloni e Tajani, dopo la sentenza di condanna degli aguzzini egiziani, con l’Egitto i rapporti debbono essere mantenuti, perché ci conviene. Ecco la world history, Italia ed Egitto mano nella mano. A Gaza, il male all’opera, in forme estreme e orrende, lo stiamo vedendo, da tre anni.
E in Europa? A nostro avviso, un unico paese ha un governo che non si è allontanato da quanto di meglio l’Occidente aveva concepito, dopo la seconda guerra mondiale, in tema di diritti umani e di politiche sociali. Il governo di Pedro Sanchez, che all’ONU ha detto parole di durissima condanna di Israele. Non è uscito dall’aula, ha parlato. Molte delegazioni sono uscite dall’aula, quando Netanyahu ha parlato, ed altre hanno scelto il silenzio, mentre qualcuno, immagino del Mossad, o dintorni, prendeva nota, chissà perché. Conosciamo i loro metodi, che non perdonano. Ma, strano a dirsi, Netanyahu, informato dell’attentato in preparazione, di Hamas, del 7 ottobre – fonti non solo arabe, anche ebraiche – ha lasciato fare.
Aveva bisogno di suoi martiri, del suo stesso “sangue”, per procedere alla cancellazione del popolo di Gaza, e, a seguire, del popolo della Cisgiordania, di altro disprezzabile sangue? Sanchez ha parlato, all’ONU, dei crimini di guerra del governo di Israele e del genocidio, in Palestina. E, oggi, si è dimesso perché le sue proposte, in Spagna, per superare il grave disagio sociale di chi casa non l’ha o non riesce a sostenerne i costi sono state respinte. Ha scelto di rischiare. Quale sarà l’esito delle elezioni spagnole di fine novembre? Il suo coraggio sarà premiato?
E in Italia? In Italia, un gruppo di parlamentari, di varie appartenenze politiche, ha preparato una legge per colpire, dicono, l’antisemitismo. Ci vuole una legge speciale per un gruppo etnico speciale? La legge Mancino che colpisce ogni forma di razzismo, non basta? Fra questa truppa, che ritiene la legge Mancino insufficiente, troviamo anche Delrio, cattolicissimo. Il quale pensa che criticare, e condannare, il governo di Netanyahu, sia antisemitismo. Una vera follia. A quale punto di assurdità può portare l’ignoranza della world history? Al punto di separare una etnia dalle altre, perché più preziosa, un ribaltamento opposto al passato, quando quella etnia era la più dannata, nell’Europa cristiana?
La stessa Liliana Segre che, contrariamente ad altre persone di origine ebraica, che hanno criticato aspramente questa legge, l’ha invece accolta, ha però chiesto di inserire nel testo che criticare Israele e il sionismo non è antisemitismo. Nel suo caso, penso che la tragedia da lei vissuta ad Auschwitz ci consenta di non giudicarla, ma di comprendere il suo dolore, dovuto al trauma più grande che una bambina, come lei era, possa subire. D’altra parte Primo Levi, al quale dobbiamo enorme gratitudine, quel trauma non l’ha superato, e ha preferito uscire da questo mondo, nel 1987, per mano propria. Comprendere, non giudicare, anche in questo caso. Mentre, Delrio e chi con lui, li critichiamo, aspramente.
Molti ebrei, invece, anche religiosi di stretta osservanza, e Rabbini, condannano il sionismo e l’errore di uno Stato ebraico su base etnica. Quello che Hannah Arendt, ebrea, aveva detto a Ben Gurion, all’inizio del 1948 “non fatelo!” Sono, questi Rabbini, che dedicano la loro vita a decifrare e interpretare il Vecchio Testamento, antisemiti? Siamo, veramente, nel paradosso. I veri antisemiti sono Netanyahu e coloro che lo sostengono, in Israele e in Occidente. Sono loro la causa di un odio, certamente non razziale, che li circonda ormai, ovunque, nel mondo. Un trauma non rielaborato, quello dei carnefici? Sono una minoranza, ma talmente armata da incutere – il loro obiettivo è cancellare il popolo palestinese – orrore, in tante e tanti di noi.
Il governo di Gerusalemme, si sta, da solo, dannando, di fronte alla storia. Il 2 ottobre a Ravenna, in piazza del Popolo, c’è stato un presidio di protesta per il ddl antisemitismo, come in altre città, mentre la proposta di legge arrivava a Montecitorio. È stato un presidio molto ben riuscito, con cartelli di denuncia, che dicevano le stesse cose di Anna Foa, dei Rabbini, con bandiere palestinesi, della Pace, e non di Hamas. Un cartello, in particolare, era non solo di denuncia, ma conteneva un messaggio politico. Non si votano i partiti che approvano il ddl antisemitismo. Ma nessuna parola di odio, da parte delle donne e degli uomini presenti, in buon numero. Abbiamo poi letto che eravamo in dieci, al massimo venti. Come è possibile dire questo? Eravamo più di cento. In Francia una proposta di legge in tal senso, dopo una pubblica discussione, con forti critiche, è stata ritirata. L’anima laica della Francia in qualche modo resiste.
Questi accadimenti, in Italia. Poche settimane prima, a Berlino, AFD cresce, ma in modo contenuto, e vince la Linke, con un programma che parla di diritto alla casa, al welfare, e che si oppone al massiccio riarmo di Merz, che ha visto dimezzati i suoi consensi, ovunque. Un dato su cui riflettere. Il riarmo sottrae voti a chi si riarma, voti che vanno sia alla estrema destra che a sinistra. Cosa significa? Significa che i popoli d’Europa, di guerre, non vogliono sentire parlare. Solo in Europa? Grande questione, che lascio in sospeso. La Linke – a proposito, in tedesco, Linke vuol dire sinistra – potrà mantenere le proprie promesse solo in alleanza con SPD e Verdi, e, in Sassonia-Anhalt e Pomerania, i tantissimi voti di AFD probabilmente non le consentiranno di governare, perché non trova chi con loro vuole sporcarsi le mani.
Torniamo in Italia, che da decenni vede sotto attacco la pagina più alta della nostra storia, la Costituzione. L’abbiamo salvata, ancora una volta, nel marzo scorso dall’ultima aggressione. Ma il governo Meloni cerca di fare tornare dalla finestra quello che abbiamo impedito passasse dalla porta. Dopo la sconfitta al referendum, la legge sul premierato elettivo è stata riposta nel cassetto. Ma è in corso di approvazione una legge elettorale più truffaldina di tutte le recenti leggi elettorali. Mai paese europeo ha visto tante leggi elettorali succedersi, in meno di trenta anni. Quasi tutte fatte dai governi in carica pro domo propria, per facilitare il proprio successo elettorale. Ogni legge elettorale ha valenza costituzionale.
La sua legge, Meloni la chiama Stabilicum! Cioè, deve servire per avere governi duraturi. La mia impressione è che “loro” siano convinti che la nostra vita scorra solo dormendo, o in continua disconnessione con la realtà. Non sappiamo fare i conti? Siamo distratti e non ci stiamo accorgendo che il governo Meloni sta arrivando a fine legislatura, vigendo il Rosatellum? Legge, peraltro, con numerosi tratti di incostituzionalità, che non abbiamo intenzione di difendere. Ma lo Stabilicum sarebbe addirittura peggiore, perché, di fatto, introduce il premier elettivo, aggredendo gli equilibri scritti in Costituzione. Lo Stabilicum quasi certamente sarà approvato con voto di fiducia. Non è una eccezione, ricorda Massimo Villone in un recente articolo, che ricostruisce date che dicono molto. La fiducia fu posta da Mussolini nel 1923, Legge Acerbo, da De Gasperi nel 1953, “legge truffa”, da Renzi nel 2015, Italicum, da Gentiloni nel 2017, Rosatellum.
Nel 1923 non c’eravamo, ma c’erano Gramsci e Matteotti, e sappiamo come è andata a finire. Nel 1953 eravamo all’alba della nostra esistenza, ma nel 2015 e nel 2017 ci siamo opposti, anche con i ricorsi promossi da Felice Besostri. Anche per lo Stabilicum stiamo preparandoci ai ricorsi, seguendo il metodo che Felice Besostri ci ha insegnato. Non abbiamo governi da compiacere, né nel passato, né nel presente, ma ci muoviamo, quando lo riteniamo necessario. Certo, non possiamo nasconderci che il contesto, in Italia e nel mondo, è assai cupo, più cupo del tempo passato. Sono in crescita forze autoritarie, nei partiti, e in poteri assai forti, che non hanno bisogno di essere nelle Istituzioni per condurre le cose del mondo. Resistere a pulsioni autoritarie che disprezzano rappresentanza, leggi e Stato di diritto risulta essere, ancora una volta, un obbligo, civile ed etico. Non abbiamo dimenticato la lezione di Claudio Pavone, che scrisse Una guerra civile. Saggio storico sulla moralità nella Resistenza. La moralità di tanta gioventù, e non solo, che ebbe la prima radice nel dovere di rendere l’Italia libera, e democratica. Sono passati Ottanta anni, e le ragioni sono le stesse.
Che fare, allora? Continuare a fare quello che dal giugno scorso stiamo facendo. Dopo la vittoria referendaria, non tiriamo i remi in barca e ci muoviamo, in quante più località riusciamo a raggiungere, per informare sul significato devastante della nuova legge elettorale truffa, peggiore di quella del 1953, che fallì, portando con sé nel suo fallimento anche la storia politica di De Gasperi, che incontrò, nel paese e in Parlamento, una fortissima opposizione. Sapranno farsi sentire con forza, i partiti di opposizione, in Parlamento e ovunque? Riusciranno a rendere la loro opposizione un programma alternativo e credibile, come le forze progressiste sono riuscite a fare a Berlino?
Siamo in attesa, non senza la preoccupazione che ci accompagna da tempo, e che persiste.
ATTO SECONDO – BERLINO
Votare a Berlino Città Stato: la mia piccola goccia nel mare in burrasca. Quando decisi, nel 2011, di fare di Berlino non solo una città visitata e amata, ma un luogo dove trascorrere parte del mio tempo di vita, sapevo della sua storia contemporanea, ma molto meno di una sua peculiare caratteristica, quella di Città Stato. Lo è diventata per ultima, Città Stato, nell’ordine del tempo, rispetto alle due che l’hanno preceduta, in Germania. Amburgo e Brema.
Amburgo lo è diventata nel 1189, per decisione di Federico Barbarossa, nome ben noto a noi, in Italia. La sua apertura sul mare ne fece, e ne fa, una protagonista della storia, politica e commerciale, in particolare da quando, nel Cinquecento, divenne guida della Lega Anseatica. Anche Brema deve la sua speciale storia alla grande ricchezza raggiunta per il suo forte ruolo nella Lega Anseatica. Nel 1646, un istante prima della fine della guerra dei Trenta anni, l’Imperatore Ferdinando III d’Asburgo la decretò Libera Città Imperiale. La metteva al riparo da altre mire, nel caso le cose della guerra si fossero messe male. Divenne una Repubblica piccola, ma autonoma nel farsi le leggi e nel governarsi, e obbediva solo all’Imperatore, che era lontano, e non ai Principi e ai Vescovi, che erano vicini.
Ma Città Stato Brema lo diviene solo al Congresso di Vienna nel 1815. Fu una – rara – risposta “illuminata” all’imperialismo di Napoleone che aveva annesso all’Impero Francese tutte le città anseatiche, imponendo, inoltre, il Codice Napoleonico. Per Brema la Restaurazione – quasi una eccezione in Europa, in particolare se pensiamo al nostro caso italiano – fu un ritorno alla libertà, potenziata nel diventare Stato con un proprio territorio. La storia fa spesso improvvisate, e rimescola carte rimaste per secoli immobili. Precedenti storici li troviamo nelle poleis greche, nei Comuni medievali, per quanto riguarda l’area europea. Certo, città autonome ma non per questo pacifiche, come Tucidide ci ha ben spiegato, e come la storia dei Comuni medievali italiani ben dimostra.
Berlino, la terza e per ora ultima Città Stato in Germania, lo è soltanto dal 3 ottobre del 1990, data de Die Wende, la riunificazione, una festa fino ad oggi molto sentita, con il motto Wir sind ein Volk, Siamo un unico popolo, che risuonò per la prima volta a Lipsia il 9 novembre 1989, e che ho trovato scritto e ripetuto infinite volte, in manifesti, pubblicazioni, in tante occasioni. Ma fino a quando, ci stiamo chiedendo, sentiremo e leggeremo Wir sind ein Volk, dopo l’esito bruciante delle elezioni in Sassonia-Anhalt, che, ha detto Angela Merkel, silenziosa quasi sempre, ma non in questi giorni, “mi ha fatto a pezzi il cuore”?
Fino al 1990, come è noto, Berlino era divisa in due parti, e ben prima del Muro – Mauer – del 1961. Un muro che solo l’arte di Wim Wenders ne Il cielo sopra Berlino del 1987 è riuscito a trasformare in poesia. La storia di Berlino si intreccia con il diffuso e storico policentrismo tedesco, che la vede emergere con gli Hohenzollern del Brandeburgo, che diventarono all’inizio del XV secolo Principi elettori, a cui poi seguì un consistente e robusto salto, con l’annessione della Prussia, che diventò regno nel 1701, con Federico I incoronato re a Königsberg, la città di Kant.
E il bello arriva qui, pagina che forse AFD ignora, e che non metterà nei futuri libri di scuola che, dice nel suo programma, vuole riscrivere. L’arricchimento del Brandeburgo Prussia fu favorito dall’accogliere molti ebrei ricchi, espulsi dall’Austria, e molti ugonotti, ottimi artigiani, espulsi dalla Francia per ragioni religiose. Immigrazione, quindi, altro che remigrazione. Forse AFD potrebbe rispondermi “ma erano di pelle bianca!”. Ma il vero imprevisto fu un Hohenzollern dedito sia alla guerra, specialità famigliare, che alle arti. Friedrich der Grosse fece di Berlino “l’Atene sulla Sprea”, così allora si disse. Fu amico dei Philosophes, introdusse a Berlino forme classiche, ad imitazione delle architetture greche e romane, la riempì di giardini. Fu inflessibile con i nobili, che richiamò al dovere della sobrietà e della onestà, e attento ai bisogni dei contadini, da sostenere, alfabetizzare, e da trattare con rispetto.
Alla fine del Settecento quasi tutta la popolazione prussiana sapeva leggere e scrivere. Friedrich era gay, con grande dolore del padre Guglielmo, e, a posteriori, dell’italico Vannacci. Ma, dirà AFD, “però era bianco ed era nato qui”. Tutte le religioni, proprio tutte, erano da lui riconosciute, altro dolore per i sovranisti contemporanei. Che potrebbero risponderci. “Sì, ma ebrei e calvinisti erano di pelle bianca, e non erano musulmani”. Già, anche questa è una questione dirimente, per AFD.
Una grande offesa fu, per Berlino, Napoleone conquistatore, che entrò in città attraversando la Porta di Brandeburgo, che era stata costruita come simbolo di pace, e volutamente, a imitazione del Partenone, per volontà del re Federico Guglielmo II, nel 1791, mentre la Rivoluzione francese era in corso. Una offesa che accese fuochi nazionalistici e vendette, fino al II Reich tedesco proclamato da Bismarck a Versailles nel 1871. Un insulto alla Francia, una offesa insanabile, a conferma della potenza dei simboli.
E la Francia non perdonò. La Germania a sua volta non perdonò, nel 1914. E fu punita e umiliata, nel 1919. Il terribile circolo vizioso di umiliazioni e vendette. La più tragica, il nazismo vincente. Per chi – è il mio caso – trova nella cultura tedesca, da Kant in avanti, passando per Beethoven, Goethe, Thomas Mann, Rosa Luxemburg, Hannah Arendt, Gunther Anders, e mi fermo qui, per non allungarmi in un continuum infinito, un necessario alimento, il nazismo resta il più grande e tragico mistero. Bastano umiliazione e risentimento a spiegarlo? No, non mi basta. E l’interrogativo ritorna, oggi. Bastano risentimento, paura, sfiducia a spiegare AFD, il suo attuale successo, e il suo bisogno di cancellare sensi di colpa, e che colpa? Non credo.
Con Bismarck Berlino diventa capitale del II Reich, ma non Città Stato. Il resto della storia tedesca è universalmente noto. Quella di Berlino, non sempre. Durante la guerra fredda, Berlino è capitale della DDR, mentre la capitale della Germania Ovest è Bonn. Il grande balzo di Berlino è quindi l’esito della caduta del Muro, e della riapertura della Brandenburger Tor, diventata veramente e finalmente, in quel momento almeno, simbolo di pace. E, per questo, meritò il dono di Città Stato. In realtà, in quel momento si pensò che anche la storia potesse ripartire, in un mondo pacificato. Il mio, in quel momento, fu un diverso sentire, in realtà. L’equilibrio nel mondo si era rotto. Non avevo fiducia in un equilibrio che si riposizionasse da solo. Uno dei due poli, dissolto. Eraclito docet. Quando viene meno uno dei poli opposti, caos. Mi piaceva il muro? No, assolutamente. Ma non avevo fiducia nella saggezza dei vincenti. Chi, poi, aveva vinto?
A Berlino, comunque, con Der Wende, si ebbe una fioritura straordinaria di cultura, come fu negli anni Venti, e di urbanistica, libera di inventare nuove forme e destinazioni, nei tanti spazi lasciati vuoti dai bombardamenti, o incompiuti dalla DDR. Città Stato, uno dei sedici Länder, un proprio territorio, proprie leggi, un proprio Parlamento, un Borgomastro che è anche Kanzler. Città multi etnica, per interesse e per scelta. Un Parlamento Rosso Verde – SPD, Verdi, Linke – che tanto mi piaceva, quando qui arrivai, fino all’ultima tornata elettorale. Dal 2023, il governo berlinese si è spostato al centro, CDU e SPD. Il vento stava soffiando in altre direzioni, dopo il Covid e l’aggressione russa all’Ucraina. Abbiamo visto immediatamente un peggioramento, qui a Berlino, a partire dalla funzionalità e dai prezzi dei mezzi pubblici, che erano fino a quel momento un vanto per la qualità della vita della città.
Il 20 settembre in Meclemburgo e Pomerania Anteriore – siamo sempre a Est – e a Berlino Città Stato si va al voto. A Berlino voto per la Circoscrizione, come è possibile fare dal 1992. I risultati avranno rilevanza e ricaduta nazionale. Certo, Berlino non è la Germania, ma dice molto, in ogni caso. Così come non poco hanno detto le numerose manifestazioni anti AFD in tante città, dopo il voto in Sassonia-Anhalt. Ed era assai affollata la grande manifestazione a Berlino, domenica 13 settembre. Fra le decine di migliaia, tanta gioventù, che invitava alla non astensione e a un voto antifascista. C’è movimento, c’è partecipazione. L’esito non è scritto.
Ma cresce in me la convinzione che il nostro fermo antifascismo, il nostro opporci alle torsioni autoritarie, vada accompagnato da un continuo lavoro di quotidiane pratiche democratiche, di studio, di informazione, di discussione. Parole scambiate in presenza. Un vero ritrovarsi, non da soli in passivo ascolto di voci lontane e irraggiungibili. Il voto è necessario ma non basta. Come e perché tutto questo – il virare al bruno – è accaduto, e sta accadendo, in Germania, in Italia e in Europa? Un quesito al quale è impossibile sottrarsi.