La legge elettorale voluta dalla destra è stata approvata. Ainis l’ha definita un vero e proprio sopruso. La destra spinta (e ricattata) da Giorgia Meloni ha approvato una legge elettorale imponendola alle opposizioni con la prepotenza che le consentono i numeri in parlamento. Numeri a cui non corrisponde una maggioranza di voti. Il ricorso a forzature regolamentari, voti di fiducia a raffica è stato fin qui dominante. C’è stato un voto di fiducia ogni 11 giorni nei primi 18 mesi, dopo è stato anche peggio, 3 solo per questa legge elettorale alla Camera, dove il voto di fiducia è servito per ottenere l’obbedienza dei parlamentari di maggioranza nel voto.
Questa legge elettorale ha l’obiettivo di mantenere la destra al potere, ottenuto senza merito grazie alla legge elettorale in vigore nel 2022. La destra nel 2022 ha avuto il 44% dei voti ma ha ottenuto il 59% dei parlamentari, un “regalo” del 15%, grazie agli errori dell’opposizione, e l’ha usato come una clava per imporre le sue soluzioni in tutte le occasioni.
La destra di Giorgia Meloni poco prima di approvare la legge elettorale aveva fatto un altro grave strappo alla democrazia e alla Costituzione, arrogandosi il diritto di calpestare il risultato di due tornate referendarie (1987, 2011) che hanno detto no al nucleare in Italia, con il voto della maggioranza assoluta degli elettori. La destra se n’è fregata e ha imposto una legge che promuove il ritorno al nucleare.
La destra con il premierato voleva far eleggere direttamente il Capo del governo ma gli stessi elettori vengono offesi con l’approvazione di una legge che afferma il contrario del risultato del loro voto. Per di più aprendo una contrapposizione tra voto popolare e ruolo del parlamento molto pericolosa, destabilizzante. Un incentivo all’astensionismo.
Questo è un colpo al funzionamento della nostra democrazia ed è contro la Costituzione che prevede i referendum e afferma che la rappresentanza parlamentare esercita il potere che appartiene al popolo.
La destra di Giorgia Meloni poco prima di approvare la legge elettorale aveva fatto un altro grave strappo alla democrazia e alla Costituzione, arrogandosi il diritto di calpestare il risultato di due tornate referendarie (1987, 2011) che hanno detto no al nucleare in Italia, con il voto della maggioranza assoluta degli elettori. La destra se n’è fregata e ha imposto una legge che promuove il ritorno al nucleare.
La destra con il premierato voleva far eleggere direttamente il Capo del governo ma gli stessi elettori vengono offesi con l’approvazione di una legge che afferma il contrario del risultato del loro voto. Per di più aprendo una contrapposizione tra voto popolare e ruolo del parlamento molto pericolosa, destabilizzante. Un incentivo all’astensionismo.
Questo è un colpo al funzionamento della nostra democrazia ed è contro la Costituzione che prevede i referendum e afferma che la rappresentanza parlamentare esercita il potere che appartiene al popolo.
Questo conferma che questa destra non solo ha un passato che riaffiora rapsodicamente in modo preoccupante, ma ha un evidente pregiudizio contro la Costituzione che vorrebbe riscrivere nei suoi fondamenti.
La sconfitta nel referendum sull’indipendenza della magistratura ha spinto la destra ad una maggiore prudenza sul premierato per questo la destra l’ha messo su un binario morto.
La destra ha travasato nella legge elettorale i contenuti della modifica costituzionale a cui ha rinunciato – per ora – e l’ha fatta approvare con atti di imperio.
Il governo di Giorgia Meloni ha fatto diventare le forzature regolamentari e gli strappi un sistema scientifico, ripetuto di continuo. Ogni volta il parlamento è stato ridotto a votificio di decisioni prese altrove, anche questo è contro la Costituzione.
In democrazia il ruolo dell’opposizione dovrebbe essere tenuto in conto, infatti ci sono norme regolamentari in parlamento per garantirla, ma in realtà hanno dimostrato che quando la maggioranza agisce come un rullo compressore, spinta da uno spirito di rivalsa, non servono a granché. Basta pensare alla commissione di vigilanza Rai che non ha potuto vigilare praticamente su nulla.
Il vanto della destra al governo è non avere stravolto i conti pubblici. Ma a quale prezzo? Giorgetti ha sequestrato il drenaggio fiscale (il di più di tasse che si pagano per effetto dell’inflazione) che in pratica è una tassa nascosta, ed ha incamerato le maggiori entrate per lo stato per l’aumento di gas, benzina, diesel. Sono tasse sull’inflazione. L’Italia è oggi più povera, la domanda interna è in caduta come i redditi da lavoro e da pensione. Il futuro non promette bene.
L’opposizione solleciti la Corte costituzionale al suo ruolo di controllo
Ora con la legge approvata l’opposizione politica e sociale ha la possibilità di richiamare le sedi istituzionali previste dalla Costituzione ad un ruolo di controllo e di censura. In particolare va chiesto alla Corte costituzionale se non ci siano diversi aspetti di incostituzionalità che vanno corretti. È un modo per chiarire anzitutto all’opinione pubblica il tentativo della destra di intaccare la Costituzione.
Il nome del candidato Presidente del Consiglio con questa legge, deve obbligatoriamente essere indicato nel programma della coalizione ma è chiaramente una forzatura sull’articolo 92 che affida al Presidente della Repubblica la scelta del capo del governo e sull’articolo 67 che vieta i vincoli di mandato per i parlamentari. È tanto vero che la destra ha inserito nel testo la conferma di quanto previsto dalla Costituzione, scelta pleonastica che però tradisce (excusatio non petita accusatio manifesta) il timore di una censura. Per non parlare poi dei partiti e delle coalizioni obbligati a indicare il candidato anche se non sono d’accordo, pena la non ammissibilità della lista e questo fa a pugni con la libertà dei partiti, attraverso un vero e proprio ricatto.
Poi c’è un abnorme premio di maggioranza (70 deputati e 35 senatori) con un meccanismo complicato che rende impossibile capire per quali candidati si stia votando e rende i voti degli elettori strutturalmente disuguali. Inoltre la differenza abissale delle firme necessarie per presentare le liste vede una discriminazione evidente tra partiti già in parlamento e quelli che si candidano ad entrare, una sorta di numero chiuso di fatto.
Senza farla lunga, sono diversi i punti su cui ricorrere alla Corte costituzionale prima del voto, ammaestrati da precedenti episodi che hanno visto arrivare le sentenze della Corte dopo le elezioni e hanno lasciato in carica parlamenti eletti con norme incostituzionali.
Per questo è importante che l’iniziativa dei costituzionalisti di presentare i ricorsi proceda speditamente, con firmatari rappresentativi della società che ha condotto la battaglia vittoriosa nel referendum del 22/23 marzo scorso. Questa iniziativa va sostenuta. A giorni arriverà il testo base dei ricorsi, si raccoglieranno le firme e dovrà iniziare una vera e propria campagna di sostegno e di attenzione nell’opinione pubblica per ottenere le risposte della Consulta prima delle elezioni. La Consulta può farlo con una sentenza che modifica direttamente il testo giudicato non conforme a Costituzione.
Sarebbe un atto di pulizia politica e istituzionale, ma resta sempre il problema di fondo. Con qualunque legge elettorale, perfino con questa che ha voluto la destra, occorre comunque vincere nelle urne e mandarla all’opposizione.
Anzitutto per meglio difendere la Costituzione. Occorre riprendere un vecchio suggerimento dei comitati Dossetti per la Costituzione che finora è rimasto inascoltato. Occorre alzare le soglie di garanzia previste nella Costituzione, pensate quando c’era una legge proporzionale. Oggi siamo in una fase in cui la tentazione maggioritaria è forte, mettere in sicurezza la Costituzione è un imperativo per tutti noi. Pensiamo al referendum popolare sulle modifiche costituzionali, con la legge voluta dalla destra la maggioranza dei due terzi per evitare il referendum è pericolosamente vicina per la coalizione che ha vinto. Con qualche modesto aiuto (Vannacci) la destra, se vincesse, potrebbe mettere una pesante ipoteca sulla Costituzione.
Inoltre occorre portare l’Italia fuori dalla deriva neo corporativa in cui l’ha precipitata il governo della destra, impoverendo i redditi da lavoro e pensione, le famiglie, fino a colpire la domanda interna e a peggiorare nettamente le condizioni di vita e sociali della maggioranza dei cittadini.
Per questo il primo, fondamentale problema non è certo quello delle primarie ma delle proposte con cui ci si candida a governare: dalla priorità della pace per la quale deve cambiare l’iniziativa del governo italiano e dell’Europa, di cui si avvertono scivolate guerresche. Così il no all’aumento degli armamenti e a pagare le conseguenze nefaste delle decisioni unilaterali di Trump come la guerra con l’Iran. Le guerre che Trump doveva risolvere continuano a fare lutti e distruzioni.
Eppure Giorgia Meloni l’aveva proposto per il Nobel per la pace. Trump destabilizza il mondo che ne paga. Europa compresa, lo scotto, provoca una politica di riarmo che vuol dire risorse deviate dalle reali necessità e il rischio concreto di scivolare verso un conflitto catastrofico. I trattati sul controllo e sulla riduzione delle armi nucleari sono scaduti e il mondo è sull’orlo di una crisi drammatica senza strumenti concordati per prevenire i conflitti.
Senza trascurare la crisi climatica che colpisce sempre più duramente e fa scrivere a Giorgio Parisi che l’umanità rischia di essere l’oggetto della 6° estinzione.
Riarmo, guerre, cambiamento climatico sono aspetti diversi dello stesso problema, l’umanità si trova su una china che potrebbe diventare disastrosa. Per questo occorre individuare i capisaldi del programma dell’alternativa costituzionale, da contrapporre all’attacco della destra alla Costituzione e avviando una grande iniziativa nel paese che consenta di vincere le prossime elezioni e di mandare la destra all’opposizione.
È la priorità assoluta. Per farlo occorre rendere esplicito, forte, riconoscibile il carattere dell’alternativa politica. Le primarie, ammesso che siano necessarie, debbono svolgersi solo dopo la definizione di un programma di coalizione concordato e se la Corte non avrà cancellato l’indicazione del nome, pena esclusione dalla competizione elettorale.
Lavoriamo per denunciare l’incostituzionalità della legge elettorale, chiediamo alla Corte costituzionale di intervenire, comunque il problema di fondo resta prepararsi ad una svolta politica il cui obiettivo è vincere comunque le elezioni, con qualunque sistema elettorale. È un risultato possibile come dimostra la vittoria del No nel referendum del 22/23 marzo scorso e quel clima, quella energia politica dobbiamo puntare a richiamare in campo.
L’opposizione non perda più tempo: l’Italia non glielo perdonerebbe
Non perdiamo tempo. L’Italia è ferma, non ha progetti, innovazioni, vivacchia a spese di chi lavora e dei pensionati. Eppure il governo di Giorgia Meloni ha avuto a disposizione i soldi del PNRR (prestiti e investimenti a fondo perduto) ma la domanda interna è asfittica perché i redditi sono stati duramente colpiti in questi anni, salari e pensioni in testa. Anche lo spread ha ripreso ad agitarsi.
Questo è il momento di costruire l’alternativa costituzionale