Un federalismo non solidale che colpisce l’unità del paese

Un federalismo non solidale che colpisce l’unità del paese

By | 2019-02-07T19:32:42+00:00 febbraio 7th, 2019|

Un federalismo non solidale che colpisce l’unità del paese

Mauro Sentimenti, Direttivo del Coordinamento per la Democrazia Costituzionale

novembre 2018

Nessuno ha il diritto di obbedire

Hannah Arendt

Un federalismo non solidale, quello di Veneto Lombardia Emilia Romagna, già in via di formazione da molto tempo, che colpisce l’unità del paese e l’universalità dei diritti. Siamo di fronte ad una rivoluzione di destra.

E’ stato preannunciato nel DEF 2018 che l’attribuzione di nuove competenze e risorse richieste da alcune regioni – invece di passare dall’intesa con lo Stato e dalle successive leggi statali votate a maggioranza assoluta nel rispetto dei principi di cui agli art. 116.3 comma, e 119 Cost. – sarà normata da una legge delega! Per comprendere questo genere di richieste regionali e di risposte statali è necessario partire da un lontano prossimo e da una visione di contesto. La riforma nel 2001 del titolo V ha reso di rilievo costituzionale l’esigibilità da parte di ogni cittadino in ogni regione di uguali “livelli” di prestazioni sociali sanitarie e scolastiche. Strada obbligata per realizzare effettive condizioni di uguaglianza, quelle stesse oggetto invece di attacchi sempre più espliciti in ogni campo della vita: scuola e sanità pubblica definanziate a favore delle spese militari, il degrado delle città, dell’aria, dell’acqua e del suolo, la “legittima offesa” e l’habeas corpus come interpretati dalla Lega, i crimini contro i migranti, la ripresa della crociata contro la 194, ricchezza che si concentra e povertà che aumenta. Non sorprende allora che un regionalismo diseguale e non solidale, a legislazione invariata ed a partire dagli anni 90, si sia già realizzato di fatto e da tempo sulla spinta di quella stessa ideologia. All’origine di tanto sta l’ideologia del privatismo estremo nell’appropriazione della ricchezza e l’universo simbolico, comunicativo e identitario che le è conforme. Razzismo e neofascismo sono a loro volta alimentati da questa spirale classista il cui palese obiettivo, in via di realizzazione, è quello di distruggere l’intero nomos della Costituzione: uguaglianza, sovranità popolare, unità della Repubblica, democrazia parlamentare, grande proprietà privata subordinata al lavoro ed ai diritti sociali. La primitiva concezione liberale di Locke (che si arricchì con la tratta degli schiavi) secondo cui lo Stato, sostituendosi a Dio ed al monarca, serve a difendere la proprietà privata ed a regolare le contese, ha partorito un altro Dio e un altro monarca: il capitalismo finanziario e la sacralità della grande proprietà privata medesima. E’ da tale contesto che si rende chiara la sostanziale natura di secessione dolce che caratterizza la richiesta delle tre regioni. L’ideologia del privatismo – assunta anche dalle Istituzioni – tende infatti a distruggere tutto quello che le è alieno, come la solidarietà o la progressività fiscale. Il duplice criterio, invocato dalle tre regioni, del fabbisogno standard e del gettito tributario regionale al quale ancorare nuove competenze e risorse è lo strumento utile a questo tipo di secessione. Risolvendo così, con l’abbandono del meridione, la storica complicata vicenda unitaria! Va invece sottolineato che se è pur vero che sanità, assistenza e istruzione sono offerte in genere con migliore qualità e/o maggiore quantità nelle regioni del nord rispetto a quelle del sud e delle isole, frutto di un miglior uso delle risorse delle prime rispetto alle seconde, è vero anche che le seconde hanno una spesa storica pro capite assai inferiore alle prime. Fatta 100 la media nazionale di spesa pubblica totale, essa è 104 nelle regioni del centro nord, 132 in quelle a statuto speciale, 127 nel Lazio, 81 nel sud, 91 nelle isole. Viene in tal modo smentito l’assunto di fondo dei federalisti non solidali del Nord secondo cui dove maggiore è la cattiva gestione della spesa pubblica maggior è anche l’entità della spesa pro capite. Impostato il problema in questo modo le conseguenze sarebbero clamorose: se fossero definiti i LEP – livelli essenziali delle prestazioni – a tutti spettanti ex art. 119 Cost. (disciplinati per la sanità dal DPCM 12.01.2017) senza mai che fossero indicate le risorse necessarie alla loro attuazione – e i fabbisogni standard regionali sostitutivi della spesa storica, ne deriverebbe un sicuro aumento delle risorse da destinare al Sud.! Si agisce in questo caso all’incontrario: prima nuove competenze e risorse in proporzione a popolazione e PIL regionale, poi – eventualmente e se ne restano – ai LEP ed alle altre regioni. Si colpisce l’unità nazionale, preparando leggi a sostegno di differenti diritti su base regionale tra cui la tutela della salute, le risorse per l’istruzione il rapporto di lavoro dei docenti. Capovolgendo l’assioma di fondo di uno Stato Costituzionale di Diritto: pago uguali imposte per un medesimo reddito e ricevo uguali benefici di spesa pubblica a prescindere dalla residenza. Ricordando che le tasse le pagano gli individui e non i territori. Ribadendo che superare inefficienza e corruzione, garantire uguali diritti è l’unico obiettivo conforme a Costituzione. Stando così le cose è facile prevedere che la legge delega o i decreti delegati del Governo di conferimento di nuove competenze e risorse alle tre regioni andranno incontro ad una bocciatura costituzionale nel merito: basta leggere le motivazioni della Consulta nella sentenza n. 118/2015 – riguardanti le Leggi nn. 16-15/2014 “per l’autonomia e l’indipendenza del Veneto”. Dichiarate illegittime per violazione dell’art. 5 Cost. ed in quanto si “profilano alterazioni stabili e profonde degli equilibri della finanza pubblica incidendo sui legami di solidarietà tra la regione e il resto della Repubblica”. Ciò nonostante non si fermeranno. Le tre regioni con l’avallo del Governo (circostanza mai verificatasi nella storia italiana) si muovono infatti, pur con qualche differenza, sullo stesso sostanziale crinale già oggetto delle censure del Giudice delle leggi. Il privatismo continua a produrre i suoi veleni e la morale che si mostra è chiara: se la democrazia non ha accesso al potere economico essa tende a divenire pura cerimonia (Bobbio): Kratos contro demos. La sovranità del popolo si svuota e prevalgono oligarchie. Averne consapevolezza e opporsi politicamente alla rivoluzione di destra che viene è il primo passo di una lunga resilienza per costruire un nuovo stato di diritto e nuove relazioni di potere. Le energie democratiche non mancano ma sarà dura. La citazione di Arendt è per i funzionari pubblici: quando vi danno ordini illegittimi, come molti tra quelli di Salvini, non ubbidite a lui ma alle leggi.

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