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Una proposta di legge di iniziativa popolare per dare più poteri ai cittadini 2017-09-05T12:05:31+00:00

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Una proposta di legge di iniziativa popolare per dare più poteri ai cittadini

Una proposta di legge di iniziativa popolare per dare più poteri ai cittadini

Il nostro Coordinamento per la Democrazia Costituzionale, anche grazie alla presenza di suoi esponenti nel Comitato Promotore, è impegnato a sostenere la raccolta di firme per la proposta di legge di iniziativa popolare Più democrazia, più sovranità al cittadino. Potenziamento delle forme di sovranità del cittadino. Referendum, partecipazione, misurazione della qualità dei servizi, trasparenza. La proposta è nata su particolare impulso del Partito radicale e attraverso una serie di incontri e discussioni che ne hanno precisato il testo.

Come si vede dallo stesso titolo si tratta di una proposta indubbiamente complessa che intende modificare parti di diverse leggi in vigore, ma il cui significato può efficacemente essere riassunto in quello di favorire la partecipazione alla vita pubblica e la possibilità decisionale dei cittadini a partire dal livello locale. Il modo con cui si intende perseguire questo obiettivo, così vitale per la salvaguardia e il potenziamento della democrazia nel nostro paese, è innanzi tutto quello di potenziare, ampliare gli strumenti, e il loro uso, che regolano l’esercizio della democrazia diretta, nella convinzione che una moderna democrazia deve svilupparsi e articolarsi attraverso un intreccio regolato di forme di democrazia delegata con quelle della democrazia diretta che permettono l’espressione e l’efficacia della volontà popolare senza deleghe o ulteriori mediazioni.

Non è un caso che nell’attuale contingenza storica entrambe le forme di democrazia sono messe in discussione da una torsione antidemocratica, per favorire lo strapotere delle elite economiche e politiche, di cui il tentativo di cambiare la Costituzione italiana, che abbiamo respinto il 4 dicembre, è solo l’ultima delle manifestazioni. Ma il 4 dicembre non ci assegna la vittoria definitiva. La nostra Costituzione va continuamente difesa, oltre che dagli attacchi diretti, dall’allontanamento delle istituzioni a tutti i livelli dalla vita concreta delle persone. Per questo vogliamo espandere i principi della democrazia diretta, ben presenti nel dettato costituzionale, anche attraverso questa proposta di legge di iniziativa popolare, per la quale bisognerà raccogliere almeno 50mila firme in sei mesi (come previsto dalla attuale normativa in materia) che consegneremo al parlamento della prossima e imminente legislatura.

La proposta di legge si articola in quattro densi articoli.

Il primo concerne modificazioni al Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali e prevede forme di “consultazione e partecipazione diretta dei cittadini, comprensive di strumenti di democrazia deliberativa”. Rispetto a questi ultimi si fa particolarmente riferimento all’istituto referendario, prevedendo referendum abrogativi e confermativi su richiesta di un numero modesto di cittadini. Tali referendum non prevedono il quorum dei partecipanti per la loro validità, ma producono risultati se i voti favorevoli al quesito proposto sono almeno del 10% degli aventi diritto, elevabile al 15% dagli Statuti comunali. L’obiettivo è ovviamente quello di impedire che la leva dell’astensione sia usata come un’arma ulteriore contro il quesito proposto, che se non gradito deve ricevere un chiaro e manifesto no. Vengono inoltre previste una serie di misure informative a carico degli Enti locali per favorire la partecipazione consapevole dei cittadini.

Il secondo articolo dispone la possibilità che la raccolta delle firme per indire referendum ai sensi della legge 352/70 – che regola i referendum nazionali – possa avvenire con le opportune garanzie con modalità telematiche, eliminando l’obbligo di accludere i certificati elettorali dei sottoscrittori. Si tratta dunque di una sostanziale semplificazione burocratica che facilita, senza fare venire meno garanzie di legalità e trasparenza, la raccolta delle firme. Per il voto dall’estero – dove anche nell’ultimo referendum costituzionale le irregolarità non si contavano – si prevede che esso venga esercitato non per corrispondenza, ma tramite seggi istituiti presso i consolati o da essi stabiliti. Il giudizio di ammissibilità da parte della Corte Costituzionale del quesito referendario deve avvenire al raggiungimento di 50mila firme e non invece, come avviene ora, ad ultimazione delle 500mila previste. La modalità digitale nella raccolta delle firme viene estesa anche a quella necessaria per la presentazione di liste elettorali.

Il terzo articolo riguarda il diritto di accesso civico e gli obblighi di trasparenza da parte delle pubbliche amministrazioni. In particolare queste ultime devono fornire tutti i dati e le informazioni necessari a valutare la qualità dei servizi erogati, compresi quelli mediante gestori. L’obiettivo è quello di mantenere un controllo stabile sull’attività delle pubbliche amministrazioni e la possibilità di migliorare i servizi tramite le esigenze e le proposte dei cittadini.

Il quarto articolo riguarda una serie di misure necessarie a rendere effettivamente attuabile il diritto di accesso civico e gli obblighi di pubblicità e trasparenza da parte delle pubbliche amministrazioni.

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