L’invasione dell’Ucraina da parte delle truppe russe segna una discontinuità irreversibile e ci riporta indietro di un secolo. Le innumerevoli manifestazioni in favore della pace, nei paesi europei come nella stessa Russia, testimoniano ancora una volta che le guerre non sono mai volute dai popoli, che ne subiscono le drammatiche conseguenze. La pretesa della fine delle ostilità deve superare le divisioni  e i protagonismi, ed essere unitaria.

 

Saremmo ipocriti se fingessimo di ignorare che, dopo la unanime condanna della guerra su cui nacquero nel 1945 le Nazioni Unite, in realtà le armi non hanno mai taciuto, anche se impiegate in conflitti definiti ‘regionali’ e limitati. Ma questo non ha impedito la nascita e lo sviluppo, non privo di contraddizioni, di un’area di pace come l’UE che poteva fornire un modello per nuove relazioni fra le nazioni e vive invece, dopo la vicenda iugoslava, una nuova tragedia ai propri confini.

Di fronte al fatto compiuto dell’ingiustificabile aggressione russa non possiamo reagire che con la richiesta di un immediato cessate il fuoco, unico strumento per arrestare la carneficina di civili innocenti, in fuga a milioni dalle loro case, e i rischi connessi con le tante centrali nucleari presenti nel paese.

Le sanzioni economiche e il progressivo isolamento dell’aggressore sono utili, anche se colpiscono i cittadini sia di chi le emana che di chi le subisce, ma non appaiono funzionali a fermare rapidamente la perdita di vite umane.

Emerge in modo eclatante l’impotenza dell’ONU, la cui riforma e il cui rilancio appaiono non più rinviabili.

Altrettanto urgente, dopo la caduta del muro di Berlino, è un profondo ripensamento sulla natura e le funzioni della NATO, il cui allargamento a est, in violazione di accordi anche se  informali, non poteva non rilanciare il nazionalismo russo e deve essere fermata. Ma non possiamo ignorare anche la incapacità dell’Europa di darsi una efficace politica estera comune, che avrebbe potuto frenare questo espansionismo guidato dagli USA, che hanno troppo presto dimenticato la crisi innescata dal minacciato dislocamento di missili sovietici a Cuba, nel 1962.

Radicalmente sbagliata appare invece la decisione di inviare armi alla Ucraina. In generale perché aumentare la potenza di fuoco sul terreno non fa fare passi avanti verso la pace, nel caso specifico perché esiste un rischio oggettivo che i materiali bellici (definiti ‘letali’) finiscano in mano sia a volontari patriottici ma impreparati, che a ben più pericolosi gruppi filo-nazisti la cui presenza è confermata. In caso di un auspicato cessate il fuoco, come si potrà impedire, in un Paese così complesso, l’apertura di faide e scontri su base etnica?

 

Pagheremo a lungo il prezzo di questa violazione del diritto internazionale, sul piano umano e economico, soprattutto per la caduta del clima di reciproca fiducia e collaborazione che si stava progressivamente affermando in un continente che va dal Portogallo agli Urali.

L’UE sta giustamente dimostrando nei fatti la sua solidarietà al popolo ucraino; non deve però rinunciare a pretendere dagli stati membri e da quelli che aspirano a divenirlo il rispetto delle regole democratiche, dei diritti civili e dei principi di pace e solidarietà su cui è fondata.

 

Come Coordinamento toscano per la Democrazia Costituzionale parteciperemo senza pregiudiziali, ogni volta che sarà possibile, a tutte le manifestazioni indette per chiedere il cessate il fuoco e il ritorno alla diplomazia per risolvere le controversie internazionali.

 

Firenze, 5 marzo 2022