PER UNA DISCUSSIONE DELLA ATTUAZIONE DEL PNRR IN CAMPO ENERGETICO AMBIENTALE

 

 

  1. Premessa

Il PNRR ( Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza ) è costruito sulla base delle indicazioni della Commissione Europea che hanno definito il “ Programma Next Generation UE.

NG-UE, come noto è costituito dal React-UE 2021-2022 ( 47,5 M. Euro ) concepito “per attuare la fase iniziale di rilancio delle economie, e dal RRF ( Dispositivo per la Ripresa e Resilienza, 672,5 M. di cui 312,5 in sovvenzioni e 360 in prestiti agevolati ), ai quali si aggiungono le risorse di altri programmi europei già presenti ( tra cui , a sfondo e con implicazioni ambientali  “Sviluppo Rurale” e “JTF” ), per complessivi  750 M. di Euro. Si aggiungeranno poi i Fondi Europei ordinari della Programmazione 2022 -2028. Per l’italia il solo RRF garantisce 195,5 M. di cui 69 in sovvenzioni a fondo perduto.

Occorre dunque innanzitutto cogliere e comprendere – mentre questo poco forse è stato considerato  in questa prima fase di commenti e dibattiti – che,  stando proprio alla Nomenclatura sempre precisamente significativa  del linguaggio dei Documenti delle Politiche nelle e delle Istituzioni Europee,  NG è stato definito dalla UE  come un “ PROGRAMMA “ che “ prevede investimenti e riforme ..per accelerare la transizione ecologica e digitale, migliorare la formazione di lavoratrici e lavoratori, conseguire un maggiore equità di genere, territoriale, e generazionale”. Proprio con queste puntuali parole, del suo lessico sempre rigoroso, lo presenta infatti  il Presidente Draghi nella Premessa che firma di suo pugno al   PNRR inviato a Bruxelles.

In chiaro: da sempre le politiche europee si definiscono come Programmi (di spesa) e non come Piani; e, al livello e stato attuale delle istituzioni europee,  non può essere diversamente, poiché nella dimensione attuale non possono che definire di volta in volta un  Quadro generale  di Indirizzi  Obiettivi ed Azioni Sostenute,  con il quale stabilire e regolare le attribuzioni di risorse nei Programmi ( appunto )  specifici europei direttamente gestiti dalle Direzioni della  Commissione e nei Fondi redistribuiti tra gli Stati Membri,  che sono stati sin qui ai soli Fini di “Coesione” e “Convergenza” tra i Paesi.  Su queste basi poi si è praticata e affermata una tecnica di attuazione e gestione di tali Programmi a livello degli Stati, sempre indicata dalla Commissione,  con una precisa suddivisione  peraltro tra Fondi Nazionali e Regionali (a gestione diretta delle Regioni), consistente nella costruzione di  Schemi articolati,  in “Assi di intervento”, settoriali o trasversali, a loro volta  disegnati con  Misure e  Azioni, che compongono quindi  infine un  Programma di spesa, la cui attuazione  e’ affidata alla realizzazione  di Progetti concreti e puntuali , anche nei valori finanziari previsti,  da parte   di varie  Autorità Pubbliche (i Soggetti attuatori: solitamente Ministeri Regioni Province Città )  o da  esse selezionati con “ Bandi  secondo  procedure pubbliche “    a cui sono chiamati a concorrere altri Enti pubblici o privati.

Doveva esser colto, però, che questa volta  NG UE  ha enunciato  le 6 grandi “ Aree di intervento “ sulle quali gli Stati debbono focalizzarsi ( “ Transizione Verde”, “Trasformazione Digitale “, “Crescita Intelligente Sostenibile ed Inclusiva”, “ Coesione Sociale e Territoriale”, “ Salute e Resilienza Economica “, “Politiche per le Nuove Generazioni e Infanzia “) e  poi certo ha anche posto la richiesta di disegnare e  declinare gli interventi con la tecnica sopra richiamata,  disegnando e fissando “ Alberi “ di Misure e Azioni per  produrre  i frutti dei Progetti; ma ha demandato in effetti   agli Stati (riservandosi come sempre un controllo rigoroso in corso d’opera e finale  dell’ impiego effettivo delle risorse e dell’ attuazione dei progetti ) la scelta delle  modalità della  effettiva programmazione delle azioni e della relativa suddivisione delle risorse,  così come delle modalità di attuazione.

 

Qui appare allora  necessaria una prima fondamentale considerazione: infatti proprio la nuova dimensione qualitativa e quantitativa di intervento assunta e indicata da  NG UE che non è certo paragonabile  ai Programmi e fondi europei sin qui utilizzati, concepiti come  sussidi limitati ad azioni a fini di coesione e riequilibrio tra i Paesi  ma   vuole e deve  investire i caratteri strutturali di una Ripresa e di un nuovo Sviluppo, evoca di per sé, e verosimilmente anche nella consapevolezza e visione  di NG, una ben più ampia e nuova  opera di Programmazione degli Stati per l’uso di tali nuove ingenti Risorse; innanzitutto per la necessità non secondaria di inserirlo o connetterlo in propri strumenti di programmazione già esistenti , riadeguandoli o elaborandone di nuovi.

Non è un caso del resto che proprio agli interventi degli Stati si è attribuita la nuova definizione di Piani che è appunto diversa da quella di Programmi di Spesa dei Fondi sin qui messi a disposizione dall’Unione. In proposito, allora,  si deve concludere che non necessariamente la elaborazione del PNRR doveva e deve consistere solo nella suddivisione delle Misure e delle risorse negli” Alberi “  di  Componenti, degli Ambiti e di Interventi; ma poteva e doveva essere occasione di predisposizione di una nuova linea di programmazione e pianificazione di politiche e interventi nelle direzioni e settori prescelti. Mentre  il limite più evidente e di fondo che è apparso nelle formulazioni del PNRR, certo in parte determinato  proprio dalla novità della impostazione da costruire nel poco tempo a disposizione, ma altrettanto certamente da un problema di nuova intenzione e cultura di programmazione da mettere in campo e sperimentare, è appunto la labilità o addirittura  l’assenza in diversi casi di nuova adeguata programmazione,  o di connessione e rinnovamento di quella esistente.  Si possono fare diversi evidenti casi:  come la prima “ Componente “ della Misura 1, rivolta alla Digitalizzazione innovazione e sicurezza nella PA si inserisce e si inserirà  in una necessaria ripresa organica dei precedenti e sostanzialmente arenati tentativi di realizzare un Piano per la  Digitalizzazione Coordinato tra Stato e Regioni,  indispensabile per  realizzare  con necessario coordinamento e necessaria integrazione dei pezzi di reti pubbliche gia esistenti in molte Regioni e Città, la tanto agognata   Rete  Pubblica  Integrata ad  Alta Capacità, che ora peraltro  sembra addirittura di nuovo allontanarsi ?e a proposito di Riforme complementari come può affermarsi una società digitale senza una perentoria  affermazione di un nuovo  diritto di “cittadinanza digitale”  e dunque di connessione effettiva e gratuita di ciascuna unità abitativa e familiare ai servizi della pubblica amministrazione o ad assistenza e telemedicina nel Sistema Sanitario ? O ancora, se si vuole, come finalizzare il cospicuo sostegno, ( Componente 2 ) alla “Digitalizzazione innovazione e competitività “ senza neppure discutere di un rinnovamento e di una  più precisa finalizzazione della esistente e generica    normativa di “ credito d’imposta “  per  Industria 4.0, assicurata ad investimenti in macchinari e servizi, mente e  proprio per realizzare i “goal”  per il  salto della produttività pure  giustamente evocato come fondamentale proprio dal Presidente Draghi servono progetti d’impresa anche e innanzitutto nell’organizzazione e qualificazione del   ?

Si può proseguire ancora  ma qui interessa ora evidenziare le serie ed ineludibili questioni legate pr alla Missione certo primaria indicata da Ue e nel Piano Nazionale, per “ La Rivoluzione Verde e la Transizione Ecologica “.

 

  1. PNRR e Pianificazione energetica per la Rivoluzione verde e la transizione ecologica.

 

In questo campo ancor più evidente ed indispensabile appare la necessità che gli interventi del PNRR non siano solo un grande e certo inedito  Programma di spese per un  insieme di interventi,    ma, a questo punto, sollecitino  essi stessi innanzitutto la implementazione il riadeguamento e  il rinnovamento degli strumenti  della pianificazione energetica, nelle produzioni e nei consumi  cosi come  delle attività di  ricerca delle fonti innovative ;  della pianificazione dell’ intervento organico per la tutela del territorio nell’assetto idrogeologico,  di cui c’è drammatico bisogno;  cosi come  per la agricoltura sostenibile e la   economia circolare,  nell’industria agroalimentare e nell’industria in generale, con una complessiva visione e prospettiva trasformativa. D’altra parte è altrettanto indispensabile che tali interventi,  che si incardinano nel territorio, promuovano la mobilitazione delle Istituzioni, del territorio, Regioni e città.

Del resto la UE ha finalizzato esplicitamente questa Misura, di NG  per la quale è stato prescritta la finalizzazione del 37% delle risorse  alla realizzazione  dell’European Green Deal quindi al concretissimo e cogente doppio obiettivo di raggiungere la neutralità climatica ento il 2050 e ridurre le emissioni di gas serra del 55% rispetto  al livello 1990 entro il 2030. E d’altro canto  è acquisizione fondamentale e consolidata che una efficace Pianificazione energetica si puo’ fare e si deve fare procedendo  a partire dalla conoscenza di un Bilancio Energetico complessivo, ad ogni livello, dalla unità abitativa, ad una Città o territorio, all’intero Paese. Che senso ha infatti  introdurre e sviluppare fonti rinnovabili se non si interviene nello stesso luogo con risparmio ed efficientamento energetico; e viceversa?

 

Nella Misura 2 sono indicate 4 Componenti di intervento ( C1: Economia circolare ed agricoltura sostenibile; C2: Sviluppo energie rinnovabili, piccole e nuove  produzioni e stazioni di distribuzione  di idrogeno comprese,  e Mobilità sostenibile; C3: Efficienza energetica degli edifici; C4: Tutela del territorio e della Risorsa idrica ). Ciascuna di queste Componenti  si articola poi  in diversi “ ambiti “    ( complessivamente sono 15 ), entro i quali si collocano gli obiettivi concreti di  investimento   ( che ammontano dunque nel totale della misura a 43!), sui quali quindi si eseguiranno o si raccoglieranno e selezioneranno  i progetti !!.

Non  si esamina né si discute  in questa sede il merito di tali cosi tanto ramificate indicazioni, peraltro con  amplissimi differenziali di spesa per i diversi progetti, dai molti miliardi alle poche centinaia di milioni. Ma certo di deve rilevare che  sia le Componenti   sia gli ambiti, sia   gli obiettivi di investimento sono  tutti dispiegati “ in parallelo”; allo stato dunque senza considerazione di modalità di integrazione fra loro. In questa misura ( come in tutte le altre ) infatti non vengono, allo stato,  indicati i Soggetti  Attuatori diretti  o indiretti (cioe’ gli esecutori dei progetti e  propositori e gestori dei  “Bandi”: cioè verosimilmente I Ministeri, i Grandi Enti Pubblici; le Grandi Imprese nazionali a partecipazione pubblica, le Regioni, le Città, i Comuni )  e quindi non si rilevano matrici di connessione e integrazione. Soprattutto non sono assunti i territori, come i Luoghi di una pianificazione integrata che possa condurre gli interventi-investimenti entro una dimensione verificabile degli esiti in termini di bilancio energetico ex ante ed ex post.

Il quadro della certo già in parte  datata e frammentata,  pianificazione energetica  tentata in questi anni, ( Piano energetico Nazionale, Piani Energetici Regionali e di Citta’ ec. ) non è neppure citato. e dunque non si può non considerare i conseguenti seri interrogativi. Come si puo’ non misurare neppure, e non cercare di indirizzare  gli esiti degli interventi su produzioni e consumi energetici , in termini appunto di effettiva ridefinizione virtuosa dei  Bilanci energetici innanzitutto a  livello di Regioni e Città ?  Come si puo’ ad esempio non verificare e cercare di indirizzare  una distribuzione nelle diverse zone di una città degli interventi di riqualificazione energetica degli edifici per non farla restare  guidata solo dalle singole iniziative e in definitiva dalla promozione nel  mercato dei finanziatori ? E come si può , non considerare  e connettere  tale riqualificazione edlizia  alla realizzazione di Piattaforme di rinnovabili comuni nei quartieri delle  città ? E perché allora non cogliere questa straordinaria opportunita’ del PNRR energetico ambientale per sostenere diversi connessi interventi con  la adozione generalizzata di nuovi strumenti come   veri e propri Piani Regolatori energetici  di Città e Comuni già immaginata  da anni  , e pure con sperimentazioni virtuose e positive?. Insomma allo stato attuale  anche la decisiva Misura 2 appare  solo come un grande Programma di spese sia pure certo per una miriade  di non disprezzabili  investimenti mirati.  Che peraltro, così com’è, fa ipotizzare un enorme attività amministrativa per la gestione  di una gran mole di Bandi e poi di procedure di valutazione e selezione ( altro che semplificazione! ) ancora non distribuita  e se infine restante  tutta accentrata  su Ministeri, assai  pesante e a rischio di inevitabile lentezza di spesa

 

  1. Governance, confronto e partecipazione.

I rilievi sopra esposti  all’impianto esaminato non sono dettati dalle pur  inevitabili e doverose osservazioni di  criticità, verso il grande  lavoro sin qui svolto, anche da un considerevole impegno tecnico,  ma si rivolgono alla necessità obiettiva di intervenire sulla gestione prossima anche accogliendo  promuovendo e organizzando specie su questa decisiva  Misura  una partecipazione vera e costruttiva, dei tanti soggetti istituzionali associativi, sindacali culturali e scientifici interessati, e impegnata a risolvere problematicità  presenti e certo da considerare e correggere, per il miglior esito di questa decisiva Misura e quindi dell’intero PNRR.

In verità  peraltro, e come noto,  la cultura e una certa pratica delle Politiche e dei Programmi europei ha da sempre assunto il valore della Consultazione e del  Dialogo Sociale , per certi aspetti pure della “ Concertazione “ come aspetti indispensabile degli svolgimenti.

La predisposizione del PNRR sin qui svolta non ha certo assolto compiutamente e in modo soddisfacente  tali compiti. E in verità la stessa struttura di “ Governance“ indicata è impiantata su un “Coordinamento Centrale “ impiantato ( giustamente ) nel Ministero dell’Economia ma perché dedicato “ all’invio delle richieste di pagamento alla Commissione subordinato al raggiungimento degli obiettivi previsti “. E la stessa Cabina di Regia tra Ministri istituita presso la Presidenza del Consiglio e’ dedicata “a garantire il monitoraggio dell’avanzamento del Piano e il partenariato economico sociale e territoriale “. Non pare individuata dunque una sede di ulteriore verifica e sviluppo della impostazione data al Piano, se non di per sé nel Governo o Presidenza del Consiglio: a maggior ragione deve essere almeno discussa e perseguita nel confronto istituzionale, politico culturale  e social  Si deve quindi  recuperare, tale sede, ma proprio per le cose dette, si deve richiedere  innanzitutto  di individuare le condizioni e le modalità con cui poter  condurre un confronto informato concreto e preciso, innanzitutto riorganizzando e rendendo disponibili le conoscenze mancanti e necessarie.

Si propone e si chiede quindi che il Governo e segnatamente presso la Cabina di Regia della Presidenza del Consiglio, indicata come  Responsabile del Partenariato  predisponga ora un percorso di auditing e consultazione nel quale  informare e discutere della ulteriore fase, comunque indispensabile, di  implementazione della attuazione della Misura per la Rivoluzione Verde e Transizione Ecologica, che quindi deve esplicitare e indicare la matrice  dei Soggetti attuatori, diretti e indiretti,  nonché i Progetti  puntuali già  identificati da Ministeri o da Enti e imprese pubbliche nazionali.

Si richiede altresì che il Governo:

– Assicuri il mantenimento di una precisa procedura di informazione  consultazione, e acquisizione formale delle valutazioni e pareri  di Regioni ed Enti Locali interessati nelle procedure di VIA ed autorizzazione di impianti energetici

– Predisponga, con incarico agli Enti scientifici competenti ( ENEA, CNR, etc.  ) uno schema leggibile dell’effettivo Bilancio energetico calcolato e calcolabile del Bilancio Energetico realizzabile ad esito del Piano

– Si impegni a convocare una Conferenza scientifica che dia conto dei principali percorsi e progetti di ricerca attivati o previsti dai vari grandi Enti ed Università nonche’ degli effettivi impegni per un  loro selezionato sviluppo, connesso agli obiettivi del Piano

– Convochi una Conferenza di confronto con le Associazioni imprenditoriali e sindacali, aperta ai contributi delle Associazioni  ambientaliste, per rilevare e implementare nella Misura un intervento piu’ organico e significativo a sostegno della conversione energetica nelle imprese e di gestione del ciclo di rifiuti anche in economia circolare

– Istituisca un Osservatorio di monitoraggio e informazione pubblica sugli interventi multipli di qualificazione energetica degli edifici  promossi da  Soggetti attuatori ( Banche Multiutilities etc ), a disposizione delle città.

– Valuti e dia conto della connessione e integrazione del Programma di interventi della Misura nel Piano Energetico Nazionale, avviandone il necessario aggiornamento, nonche di una regolazione da adottare per il  Coordinamento del Piano energetico nazionale con una necessaria definizione o ridefinizione di Piani Energetici Regionali e delle Città che, debbono dar conto dei propri specifici  Bilanci energetici e degli impegni di modifica e e riequilibrio; valuti altresi e concretizzi la individuazione di Regioni e Città tra i principali Soggetti Attuatori della Misura, per la interazione effettiva dei vari interventi ora indicati su ogni Regione Città e territorio.

 

Si richiede altresì alla Conferenza delle Regioni e delle Città

  • un confronto per conoscere la loro visione e i loro impegni nella attuazione della Misura anche per essere tra i principali Soggetti Attuatori, e assicurare l’ integrazione degli interventi nei territori e nelle città, con rinnovata attenzione alla predisposizione di Piani Energetici Regionali e delle Città.
  • l’ impegno conseguente ad attivare forme di informazione e consultazione sulla  propria parte di pianificazione energetico ambientale  e ora  di quella integrata con la Misura PNRR,  con le istanze associative  ambientaliste sindacali  e sociali dei propri territori.

 

 

 

 

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