Non c’è democrazia senza rappresentanza. Per tornare alla democrazia è urgente l’approvazione di una nuova legge elettorale di impianto proporzionale

Dopo la conferma referendaria della riduzione del numero di deputati e senatori, votata in ultima lettura l’8 ottobre 2019, si poteva ritenere che si sarebbe posta con urgenza la discussione in parlamento di una legge elettorale proporzionale. Questo era l’impegno politico principale assunto dai sostenitori del sì nel referendum che contribuì a fargli ottenere il consenso del 68,7% dei votanti.

Abbiamo convintamente osteggiato la riduzione del 36% del numero dei parlamentari che ci ha spinto all’ultimo posto fra i paesi dell’Unione Europea nel rapporto fra parlamentari e abitanti (0,7 ogni 100.000), ma preso atto di questo passo, confermiamo l’urgenza di garantire la piena rappresentatività del parlamento in quanto centro di legittimazione delle istituzioni repubblicane. Tale centralità è data anche dalla natura non pienamente rappresentativa sia delle assemblee elettive locali, la cui composizione è determinata sin dal 1993 dall’elezione diretta del vertice dell’esecutivo, sia delle regioni, che sin dalla riforma del Titolo V della costituzione nel 2001 hanno adottato tutte un regime presidenziale in cui il consiglio regionale dipende di fatto dal presidente della giunta; e neppure il parlamento dell’Unione Europea può ritenersi assemblea legislativa rappresentativa perché un paese delle dimensioni dell’Italia vi esprime solo 76 deputati, ma soprattutto perché ha competenze legislative ridotte e concorrenti con altre istituzioni governative e spesso non elettive.

La legge elettorale dovrebbe consentire il massimo rispetto del voto e non distorcerlo con premi che producono artificialmente una maggioranza governativa; dovrebbe poi garantire una ragionevole facoltà di scelta del candidato da parte dell’elettore evitando che meccanismi quali le candidature plurime (con le famigerate desistenze che generano eterne riconoscenze) e lunghe liste bloccate consentano alle segreterie dei partiti di determinare la composizione del parlamento riempiendolo, per di più, di politici fedeli al capo. Un’altra riforma utile per rafforzare il parlamento, nonostante la riduzione dei numeri, sarebbe una riforma dei partiti che introduca dei vincoli di democraticità interna in omaggio alla loro essenziale funzione di consentire a tutti di «concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale». E, visto anche l’aumento del costo delle campagne elettorali, sarebbe l’ora di ripensare ad una forma trasparente di finanziamento pubblico della politica.

Il rischio che si corre col permanere della vigente legge “Rosato” n. 165/2017 è notevole: essa prevede che il 37% dei seggi sia eletto in collegi uninominali, il 61% con meccanismo proporzionale ed il 2% nei collegi all’estero; gli effetti sono prevalentemente maggioritari anzitutto per gli alti sbarramenti; inoltre l’elettore ha a disposizione una sola scheda e il desiderio di incidere sulla gara per conquistare il collegio uninominale prevale spesso sul desiderio di votare per la lista preferita, non essendo ammesso il voto disgiunto; inoltre al Senato, sinché non si consentirà il recupero dei resti oltre i confini del collegio regionale, riusciranno a passare solo due o tre partiti; e comunque non più di tre o quattro alla Camera.

Purtroppo negli ultimi mesi è cresciuto fra le forze politiche il favore per il sistema maggioritario e si rende probabile l’approvazione di un sistema ancora più selettivo del Rosatellum. Si aggraverebbe così la riduzione del pluralismo del sistema, sia ideale che territoriale, l’esclusione dal confronto delle diverse visioni della società dalla sua sede naturale, l’impoverimento di tutto il sistema democratico e un ulteriore allontanamento delle istituzioni dai cittadini con probabile ed ulteriore calo dell’affluenza.

Va dunque recuperato il pieno ruolo dei partiti e riconosciuta la funzione del parlamento di strumento di esercizio della sovranità popolare attraverso il suffragio universale. L’impianto pluralista della nostra Costituzione e la prevalenza della funzione rappresentativa del parlamento sull’obiettivo della governabilità sono stati indicati con chiarezza nelle sentenze della Corte costituzionale n. 1/2014, che censurò il Porcellum, e n. 35/2017, che abrogò l’Italicum.

Chiediamo quindi che si abbandoni la retriva retorica della governabilità e dell’efficienza, la quale dimentica che le istituzioni non sono delle macchine acefale, con obiettivi predeterminati dai tecnici, bensì strumenti di esercizio della sovranità popolare con dei ben precisi vincoli di contenuto consistenti nell’obbligo di tutela dei diritti fondamentali, anzitutto dei diritti sociali ed economici, e nella rimozione delle disuguaglianze; e chiediamo che, preso atto dell’avvenuta riduzione del numero dei parlamentari, si provveda quanto prima all’approvazione di una legge elettorale di impianto proporzionale, nello spirito della Costituzione.

 

28 maggio 2021

ASSOCIAZIONE NAZIONALE GIURISTI DEMOCRATICI