Nessun profitto sulla pandemia

Come è noto, grazie ad un emendamento proposto dalla Sinistra europea e passato a maggioranza, il Parlamento europeo ha invitato “la Ue a sostenere l’iniziativa presentata da India e Sudafrica in seno alla Organizzazione mondiale del commercio, con la quale si chiede una sospensione temporanea dei diritti di proprietà intellettuale relativi ai vaccini, alle attrezzature e alle terapie per fare fronte al Covid-19, ed esorta le società farmaceutiche a condividere le proprie conoscenze e i propri dati attraverso il pool di accesso alle tecnologie (C-Tap) relative al Covid-19 dell’Organizzazione mondiale della sanità”.

Malgrado l’indicazione sia chiarissima la Commissione europea sta facendo di tutto per non renderla vincolante con vari pretesti.

E’ quindi ancora più necessario ed urgente firmare l’iniziativa dei Cittadini Europei, alla quale ha aderito anche il Cdc: “Diritto alla cura. Nessun profitto sulla pandemia” (www.noprofitonpandemic.eu/it”). E bisogna farlo in tanti e in fretta sia attraverso il web che i moduli cartacei.

PERCHE’ E’ GIUSTO E NECESSARIO SOSTENERE LA MORATORIA SUI BREVETTI PER I VACCINI ED E’ URGENTE FIRMARE E SOSTENERE LA CAMPAGNA https://noprofitonpandemic.eu/it

 

 LE NOSTRE RISPOSTE ALLE OBIEZIONI DI CHI DIFENDE I BREVETTI

 

FAQ campagna #NoprofitOnPandemic

 

  1. La liberalizzazione dei brevetti è un “diversivo”: l’Europa è la massima esportatrice di vaccini nel mondo, il problema è quello di rimuovere il blocco dell’export da parte di USA e UK, di aumentare la produzione e individuare nuovi siti anche nei paesi poveri.

 

  1. : Innanzitutto, non è l’Europa che ha esportato i vaccini, ma sono le aziende farmaceutiche europee che hanno venduto i vaccini ai Paesi extraeuropei che erano disponibili ad acquistarli a un prezzo maggiore, con conseguenti ulteriori profitti per Big Pharma; gran parte dei vaccini esportati sono andati ai paesi del Primo Mondo (tra le altre Canada. Gran Bretagna, Stati Uniti)

Oltre il 70% dei vaccini prodotti oggi sono nel Primo Mondo.

E’ giusto che USA e UK rimuovano il blocco all’esportazione dei vaccini, ma questo non c’entra assolutamente nulla con la richiesta di liberalizzazione temporanea dei brevetti.

 

I dati (15 maggio 2021) mettono in evidenza l’iniqua distribuzione dei vaccini a livello globale, che è strettamente collegata al sistema fondato sui brevetti, che impedisce una produzione su larga scala per soddisfare le esigenze di vaccinazione in tutti i Paesi del mondo.

  • Il 70% dei vaccini sul mercato sono stati prodotti nel Primo Mondo
  • Il 3,5% della popolazione mondiale ha avuto la prima dose di vaccino
  • 272 mln di persone hanno completato il percorso vaccinale
  • l’82% di queste sta nei Paesi ad alto e medio reddito
  • lo 0,2 % delle dosi è stato somministrato nei Paesi a basso reddito
  • Lo 0,3% della popolazione dei Paesi a basso reddito è stato vaccinato

 

  1. Liberalizzare i brevetti senza avere contestualmente il know-how è inutile

 

R.: Giusto, ma le due cose non sono in contraddizione! La campagna #NoprofitOnPandemic, come le proposte di India e Sudafrica, chiedono la sospensione dei brevetti insieme alla socializzazione del know-how, così che ogni azienda farmaceutica, piccola o grande, possa produrre i vaccini in modo da aumentare la produzione globale per fornire a tutto il Pianeta una vaccinazione che impedirebbe alla pandemia di diffondersi ancora per parecchi anni.

Con nuove varianti che continuano a svilupparsi e potenzialmente resistenti ai vaccini, l’unica soluzione alla pandemia è una fornitura di vaccini molto superiore all’attuale, da realizzarsi nel minor tempo possibile. Non è “solo” una questione di giustizia, ma è anche nel nostro interesse: se sorgeranno nuove varianti del virus maggiormente aggressive queste si diffonderanno in tutto il mondo e non è detto che i vaccini, dei quali in quel momento disporremo, potranno proteggerci da tali varianti.

E’ lo stesso articolo IX dell’Accordo di Marrakech, istitutivo dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, che prevede, in una situazione di emergenza, la possibilità di una deroga temporanea al rispetto di alcuni obblighi previsti nei trattati dell’OMC, tra i quali gli accordi TRIPs relativi ai brevetti.

Tra l’altro il risparmio economico così realizzato potrebbe offrire l’opportunità ai governi di fornire aiuti economici ad altre aziende farmaceutiche per attuare una riconversione produttiva che permetta, anche a  loro, di sviluppare le tecnologie necessarie per produrre i vaccini.

 

  1. Serve tempo per avviare la produzione, infatti le aziende detentrici dei brevetti dovrebbero istruire le altre imprese su come realizzare il vaccino e questo dilata i tempi di produzione.

 

R.: Giusto, bisogna fare presto, perché ogni giorno qualcuno muore. Ma la pandemia, purtroppo, non è destinata a risolversi in tempi brevi. Se non si comincia a smuovere questo sistema, la pandemia continuerà a fare vittime. I tempi necessari per trasferire le conoscenze tecnologiche non sono una buona ragione per bloccare la richiesta di moratoria: mentre si trasferisce il know-how, le aziende già in grado di farlo, possono e devono comunque continuare a produrre e a queste si aggiungeranno quelle che già dispongono delle tecnologie necessarie ma alle quali, ora, è impedita la produzione dei vaccini

La gestione dei brevetti ha bisogno di velocità, ma se in futuro si continuerà ad avere una penuria di vaccini (soprattutto nella previsione che si svilupperanno molte varianti del virus) la pandemia non terminerà

 

La partita che si è aperta non riguarda solo il presente ma anche il futuro. Bisogna fare tutti gli sforzi possibili perché si anteponga la salute e la vita delle persone agli interessi economici. Non è solo questione umanitaria, ma è anche nell’interesse della ripresa economica che, in mancanza di soluzioni adeguate, sarà compromessa anche nei Paesi del primo mondo per la contrazione del mercato globale.

 

Nella previsione della diffusione di varianti del virus le aziende produttrici prevedono di potere ampliare ulteriormente i loro profitti attraverso la produzione periodica di nuovi vaccini adattati all’evoluzione del virus. Questo significherebbe un continuo aumento di spesa per i Paesi del primo mondo e l’impossibilità di procurarsi i vaccini per il resto del pianeta. A maggior ragione, quindi, è necessario operare fin da ora affinché i brevetti non costituiscano un ostacolo.

 

La diffusione del virus resta di fatto fuori controllo e il numero di vittime continua ad aumentare, mentre gli epidemiologi – secondo una ricerca pubblicata dalla People’s Vaccines Alliance – prevedono che le mutazioni potrebbero rendere inefficaci gli attuali vaccini in meno di un anno, allungando, di molto, i tempi necessari a sconfiggere la pandemia e aumentando a dismisura il numero di contagi e vittime.

È quanto rivela un nuova indagine – realizzata dalla People’s Vaccine Alliance (PVA) di cui Oxfam e EMERGENCY sono membri – secondo la quale i 2/3 dei 77 epidemiologi interpellati, provenienti da 28 diversi Paesi, avvertono che abbiamo al massimo un anno per non vanificare l’efficacia dei vaccini di prima generazione fin qui sviluppati e contenere le mutazioni del virus; 1/3 ritiene che il tempo sia  inferiore a 9 mesi; solo meno di 1 su 8 valuta che i vaccini a disposizione funzioneranno qualunque sia la mutazione.

La stragrande maggioranza degli epidemiologi, l’88%, pensa inoltre che, se non si aumenterà velocemente la copertura vaccinale, in molti Paesi si potrebbero sorgere varianti del virus resistenti al vaccino. La soluzione è realizzare la moratoria sui brevetti il più presto possibile.

 

  1. Senza brevetto nessuno investirà più nella ricerca, perché non c’è ritorno economico

 

R.: Innanzitutto, i finanziamenti pubblici dei Governi e quelli delle fondazioni caritative hanno rappresentato un’ingente parte degli investimenti per la ricerca di base per i vaccini; le aziende produttrici hanno già realizzato ingenti guadagni e la proposta di moratoria è temporanea, limitata alla fase pandemica..

Pfifer, Astrazeneca, Biontech, J&J e Moderna venderanno nel 2021 55 miliardi di dollari di vaccini anti Covid. Il valore di Moderna è lievitato da 6 a 67 miliardi, quello di Biontech da 4 a 40

Complessivamente Pfizer-BioNtechJohnson & JohnsonNovovax e AstraZeneca, hanno ricevuto finanziamenti pubblici che corrispondono a circa 100 miliardi di dollari. (Francesco Mercadante Sole 24h 30 aprile2021)

Astrazeneca: secondo una ricerca anticipata da the Guardian il 97,2% dei fondi è di provenienza pubblica o da parte di Associazioni caritatevoli, 3% c.a. di provenienza privata

Moderna, Pfizer, Jhonson & Jhonson, Novavax: 12 mld di fondi pubblici + garanzie di preacquisto solo dagli USA

I risultati finanziari dell’ultima trimestrale delle aziende farmaceutiche che producono il vaccino per il  COVID-19 hanno mostrato utili in rialzo dall’introduzione del vaccino, con tassi di crescita significativi. Nel primo trimestre AstraZeneca ha comunicato il raddoppio del suo utile netto – 1,56 miliardi di $;  Pfizer  ha annunciato  ricavi pari a 14,582 miliardi di dollari, in aumento del 45% ;  BioNTech   ha segnalato ricavi per 2,048 miliardi e utile operativo di 1,66 mld; Moderna un utile netto  di 1,22 miliardi di dollari e ricavi pari a 1,9 miliardi di $; Johnson & Johnson ha registrato  ricavi legati alle vendite dei vaccini  pari a 100 milioni $ e  utili netti sono cresciuti del 6,9% a 6,2 miliardi.

– https://www.infodata.ilsole24ore.com/2021/05/15/quanto-aumentati-profitti-dellindustria-farmaceutica-produce-vaccino/

 

Nell’ultimo anno, 26 miliardi di dollari sono finiti nelle tasche degli azionisti di PfizerJohnson & Johnson e AstraZeneca. (F. Mercadante ib). Una cifra sufficiente a vaccinare 1,3 miliardi di persone (Oxfam Italia 22 aprile 2021) pari all’intera popolazione dell’Africa.

Il fondatore di BioNTech, Ugur Sahin, ora detiene un patrimonio di 5,9 miliardi di dollari, mentre l’amministratore delegato di Moderna Stephane Bancel vale 5,2 miliardi e ha già incassato, dall’inizio della pandemia, oltre 142 milioni di dollari dalla vendita di parte delle azioni possedute.

 

Si consideri inoltre che i brevetti costituiscono una contraddizione alla tanto declamata ideologia del libero mercato. Essi consentono posizioni di oligopolio, se non addirittura di monopolio, permettendo ai detentori non solo di modulare i prezzi in funzione della massimizzazione del ritorno economico, ma anche di costituire vere e proprie barriere all’ingresso di altre aziende nel mercato dei farmaci, impedendo i presunti benefici della libera concorrenza. Inoltre, non vi è nessuna trasparenza sui bilanci delle case produttrici dei vaccini per cui non si conosce il costo reale da loro sostenuto per produrli.

 

 

  1. Moderna ha messo a disposizione i brevetti, ma non c’è filiera di aziende nel mondo che chiedono di utilizzarli e AstraZeneca sta vendendo a prezzo di costo, quindi la liberalizzazione temporanea dei brevetti sarebbe inutile.

 

R.: Non è vero: Moderna ha solo dichiarato che per ora non interverrà con iniziative legali a rivendicare il brevetto, ma non ha assicurato per quanto tempo manterrà questo atteggiamento. Quale azienda in un momento di totale incertezza politica ed economica si metterebbe a produrre vaccini quando da un momento all’altro potrebbe vedersi ritirare il permesso da chi ha il brevetto?

AstraZeneca per ora mantiene i prezzi bassi perché, come abbiamo già visto, non ha speso di tasca propria praticamente quasi nulla, solo il 3% del costo totale; contemporaneamente l’azienda sta utilizzando questa situazione per penetrare in gran parte del mercato mondiale, ad esempio in molti Paesi assistiti dal programma Covax, i quali, quando AstraZeneca deciderà di aumentare i prezzi e di massimizzare i profitti, o sborseranno enormi cifre o dovranno interrompere i loro programmi vaccinali.

Inoltre, l’ipotesi che la Commissione Europea si inginocchi a Big Pharma e chieda alle aziende detentrici dei brevetti di fare accordi commerciali con altre aziende operanti sul territorio europeo per aumentare la produzione di vaccini, lascerebbe a Big Pharma tutto il potere decisionale di scegliere con quale azienda fare gli accordi, con quale rifiutarli e quali condizioni economiche e commerciali imporre. Riducendo così il numero dei potenziali produttori di vaccini e allungando ulteriormente i tempi, come dimostra la vicenda legata alla disponibilità di Sanofi di produrre i vaccini brevettati da Pfizer

Diverso sarebbe il caso di una sospensione temporanea degli accordi TRIPS sulla proprietà intellettuale: le decisioni non sarebbero più nelle mani di Big Pharma.

 

  1. La moratoria sui brevetti significa bloccare, per motivi ideologici, i meritati guadagni che permettono alla scienza di preparare un mondo più sicuro

 

R.: Nessuno parla di espropriare le aziende dei loro brevetti, ma si propone semplicemente una limitazione temporanea degli enormi guadagni che queste aziende stanno facendo anche in considerazione delle altissime cifre che hanno già incassato fino ad ora sui vaccini. In sintesi, si propone di trovare un equilibrio tra i profitti di pochi – che non vengono cancellati, ma ridotti – e l’urgenza di salvare milioni di vite.

 

  1. Il problema non sono i brevetti ma la scarsità della produzione che va incrementata.

 

Fin quando la logica prevalente sarà quella del mercato e la salute sarà considerata una merce nelle mani delle grandi multinazionali che mirano esclusivamente a realizzare grandi profitti, la produzione non potrà mai coprire efficacemente e in tempi brevi, 7mld e 800mln di persone in tutto il mondo. C’è bisogno di liberalizzare i brevetti fino alla fine dell’emergenza per consentire di allargare la produzione. In questa direzione vanno sia la proposta di Biden, sia quella avanzata dall’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, sia le richieste presentate all’OMC da India Sudafrica e sostenute da un centinaio di Paesi.

Nella medesima direzione vanno l’appello firmato da 170 premi Nobel ed ex capi di stato e il documento di oltre 200 ONG.

Il direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha definito quello attuale un momento fondamentale nella lotta al Covid. “L’impegno del presidente degli Stati Uniti Joe Biden e dell’ambasciatore Katherine Tai, rappresentante per il commercio degli Stati Uniti, a sostenere la rinuncia alle protezioni sui vaccini è un potente esempio di leadership americana per affrontare le sfide sanitarie globali – ha scritto in una nota il direttore dell’OMS -. Mi congratulo con gli Stati Uniti per la loro storica decisione per l’equità dei vaccini e per dare la priorità al benessere di tutte le persone in tutto il mondo in un momento critico”.

In questo momento non ci interessa tanto indagare le ragioni che hanno spinto l’amministrazione USA a questa scelta, quanto invece utilizzare la situazione che si è determinata per proseguire nel nostro impegno per rendere disponibili a tutti i vaccini

Fino ad ora la Commissione e la maggioranza dei Paesi europei non hanno deciso di appoggiare la richiesta di moratoria; per questo dobbiamo raccogliere un milione di firme su www.noprofitonpandemic.eu/it per obbligare la Commissione Europea a sottoporre le nostre proposte in modo pubblico al Parlamento e al Consiglio Europeo con l’obiettivo di modificare le scelte fino a qui compiute.