No all’election day – dichiarazione di Michele Schiavone

No all’election day – dichiarazione di Michele Schiavone

By | 2020-06-15T19:45:26+00:00 giugno 15th, 2020|

Importante dichiarazione di Michele Schiavone (Segr. Gen. Consiglio degli italiani all’estero (CGIE) contro l’election day

Irta è la strada per la data del Referendum sulla riduzione dei parlamentari

E’ calendarizzata per questa settimana alla Camera dei deputati la conversione in legge del decreto-legge 20 aprile 2020, n. 26, recante disposizioni urgenti in materia di consultazioni elettorali per l’anno 2020″.(GU Serie Generale n.103 del 20-04-2020). Nel suddetto DL è prevista l’applicazione del principio dell’electionday anche ai fini dello svolgimento del referendum ex art. 138 Costituzione sul testo di legge costituzionale che dispone la riduzione del numero dei parlamentari.

Al referendum costituzionale partecipano anche le elettrici e gli elettori italiani residenti all’estero, che a differenza delle procedure nazionali esprimono il voto per corrispondenza. Nella circoscrizione estero la procedura elettorale si compone in una fase preparatoria, durante e post votazione e coinvolge diversi soggetti dello Stato: Comuni, Ministero dell’Interno e Ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale.

Il numero degli aventi diritto nella circoscrizione estero a fine marzo 2020 è stimato a 4.500.000 elettrici e elettori, dei quali 2.500.000 in Europa, 1.500.000 in America latina, il resto sparsi nel mondo. Persistendo le difficoltà epidemiologiche emergenziali in grandi Paesi del Sud e Nord America, il cui rientro temporale alla attività di ordinaria amministrazione è ancora incerto, è necessario prevedere lo scorporo delle date per la tenuta del referendum dalle: – elezioni suppletive per la Camera e il Senato; elezioni dei Consigli comunali e circoscrizionali; – elezioni dei Consigli provinciali e dei Presidenti delle province; – elezioni per il rinnovo dei Consigli regionali e per l’elezione del Presidente nelle regioni a statuto ordinario.

Non solo per motivi prettamente costituzionali e finanziari la divisione delle consultazioni è d’obbligo, ma soprattutto per esigenze pratiche e tempistiche che differiscono tra l’Italia e la circoscrizione estero. Situazione attuale nella rete consolare: Nei paesi dove persiste il lockdown, numerosi Consolati sono praticamente chiusi e/o garantiscono esclusivamente i servizi indifferibili.

Nei paesi dove è partita la fase 2, il personale della pubblica amministrazione nella rete diplomatica ha difficoltà a raggiungere gli uffici e per evitare assembramenti sono in atto turnazioni, che riducono di molto la produttività; gli accessi ai servizi sono oculati e dovranno essere smaltiti gli arretrati accumulati dalle chiusure obbligate causate dall’epidemia; per la programmazione del referendum i consolati dovranno assumere personale interinale per aggiornare le anagrafi elettorali; i Consolati devono ancora recuperare le spese già sostenute prima del rinvio e in parte utilizzate per fronteggiare l’emergenza e il rientro degli italiani temporaneamente all’estero. Se il referendum per la riduzione dei parlamentari dovesse tenersi nel mese di settembre le attività necessarie a consentirne lo svolgimento all’estero dovrebbero iniziare immediatamente, e proseguire ininterrottamente per i mesi di luglio e agosto. Ciò comporterebbe certamente una serie di problemi, alcuni dei quali derivanti dall’emergenza Covid-19 ed altri preesistenti e derivanti dalla normativa in materia.

Una prima suddivisione delle problematiche che si presenterebbero è tra interne al MAECI ed esterne. Per consentire lo svolgimento delle elezioni si rende necessario poter fare affidamento completo su soggetti esterni all’amministrazione, sui quali il MAECI non ha alcun controllo o limitate possibilità di intervento. Si tratta, ad esempio: dei comuni italiani (per gli aggiornamenti dell’elenco elettori); delle tipografie incaricate della stampa schede; delle poste cui verrebbe affidata la circolazione dei plichi elettorali; dei vettori aerei da impiegare per la trasmissione delle schede votate.

Si tratta di soggetti che si muovono – anche in relazione al periodo estivo ed alle procedure Covid-19 – completamente slegati dalle procedure ministeriali, e che devono applicare una normativa in costante mutamento (per esempio rispetto alle “aperture/chiusure” dei diversi paesi, alle normative per il traporto aereo), determinando un clima di profonda incertezza. Senza la piena collaborazione di tutti questi soggetti è impossibile consentire il voto degli italiani all’estero.

Con riferimento alle difficoltà intra-MAECI appare opportuno ricordare che l’applicazione della vigente normativa impone di utilizzare procedure (stampa e distribuzione plichi elettorali) che troverebbero oggettive difficoltà di realizzazione durante il periodo estivo (per le ferie delle controparti locali). Rispetto alle problematiche legate al MAECI, esse possono essere ulteriormente suddivise tra quelle che riguardano la sede centrale e quelle relative alle rete diplomatico-consolare. Rispetto a Roma, lo svolgimento del referendum comporterebbe la necessaria effettiva presenza di personale di più Direzioni Generali (per gli aspetti contabili-amministrativi, logistici) che possa garantire – tenuto conto dei tempi ristrettissimi che lo svolgimento di elezioni a settembre comporterebbe- risposte rapidissime alle sedi.

Per parte loro le sedi all’estero hanno affrontato l’emergenza Covid-19 riducendo i contatti con il pubblico, creando così un ammontare significativo di lavoro arretrato. Le attività d’ufficio derivanti dall’indizione del referendum comporterebbero un ulteriore sovraccarico per le strutture. Nelle precedenti occasioni si era fatto ricorso al“lavoro temporaneo”, ma in questa occasione le normative “post Covid-19” limiterebbero comunque l’utilizzo di tale modalità ( per esempio limitando il numero di persone presenti sul posto di lavoro in sede). E’ inoltre necessario ricordare che le modalità di accesso alle strutture consolari (solo su appuntamento, numero di persone limitato) creerebbero numerosi altri problemi rispetto ai connazionali che dovessero recarsi in consolato per questioni elettorali (per esempio ritiro/sostituzione plichi elettorali).

Una semplificazione significativa potrebbe venire dalla semplificazione della procedura di stampa delle schede elettorali (già di per se semplificata dal fatto che si tratta di referendum, perciò le schede sono tutte uguali in tutto il mondo). Almeno per le sedi principali, per le quali l’affidamento della procedura di stampa dovrebbe avvenire tramite gara (con allungamento dei tempi e appesantimento delle procedure burocratiche connesse allo svolgimento delle elezioni), la stampa delle schede in Italia e successiva consegna alle sedi costituirebbe una importante semplificazione.

Se il referendum avesse luogo dopo settembre l’intera procedura verrebbe semplificata: le sedi all’estero potrebbero nel frattempo smaltire parte del lavoro arretrato accumulatosi durante lo “ stop forzato”, gli aggiornamenti delle anagrafi potrebbero essere effettuati con minore affanno anche per i comuni italiani, gli accordi con tipografie e poste potrebbero chiudersi senza fretta (consentendo perciò probabilmente anche un risparmio finanziario), potrebbero essere individuate modalità alternative e migliori di stampa dei plichi elettorali, il periodo di tradizionale fermo delle attività (agosto) verrebbe rispettato, la situazione Covid-19 sarà man mano più chiara e quindi le incertezze scomparire, il personale MAECI in sede centrale dovrebbe essere rientrato al ministero garantendo una migliore risposta alle sedi periferiche.

Per quanto attiene lo scrutinio delle schede referendarie la Corte Costituzionale dovrebbe provvedere a tempo al reclutamento del personale e alla disponibilità dell’Hangar di Castelnuovo di Porto. Come avviene in Italia, anche all’estero, bisognerà prevedere e garantire la tenuta della campagna informativa di almeno 60 giorni dall’indizione del referendum, pensare a spazi informativi nei media nazionali e all’estero per orientare i cittadini sulla portata referendaria.

 

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