Il ritorno di Django

Il ritorno di Django

By | 2017-11-24T21:11:50+00:00 novembre 24th, 2017|

Django Unchained è un film del 2012, scritto e diretto da Quentin Tarantino, che narra il passaggio verso la libertà dello schiavo negro Django attraverso una serie di orrori irriferibili, in una vicenda ambientata nel 1858 fra il Texas ed il Mississipi. L’orrore della schiavitù sembrava definitivamente archiviato negli scaffali polverosi della storia; mai avremmo immaginato quando il film fu girato che, dopo qualche anno, avremmo rivisto l’orrore dell’uomo negro ridotto a cosa e venduto come schiavo.

Eppure l’abbiamo visto, è successo poco tempo fa, non lontano da noi, in quella che una volta veniva chiamata la “quarta sponda” del nostro Paese. Dobbiamo ringraziare la CNN che ha mandato in onda un video straordinario. Il video, evidentemente girato con un cellulare, mostra i volti sgomenti dei due ragazzi nigeriani venduti all’asta e reclamizzati come esemplari forti, adatti a lavori pesanti come quelli agricoli. Si tratta di immagini riprese in una notte dell’agosto scorso, sulla base delle quali una giornalista afro-americana della Cnn ha poi cercato conferme ed è riuscita anche a filmare da lontano un’altra asta di carne umana viva, sempre alla periferia della capitale libica. Un mercanteggiamento veloce, sempre di notte, dentro un compound illuminato e presidiato da un guardiano in tuta mimetica. Adesso sappiamo che fra i tanti orrori a cui vengono consegnati i migranti respinti in Libia, c’è anche questo, essere ridotti a cose e venduti sul mercato degli schiavi. Adesso ne sappiamo di più sul destino che attende i disperati che la Guardia costiera libica intercetta in mare, grazie alle motovedette fornite dall’Italia, per riportarli indietro.

Qualche giorno fa l’Alto commissario Onu per i diritti umani ha dichiarato che la collaborazione tra Ue e Libia per fermare il flusso di migranti è «disumana» e ha poi aggiunto: «La politica dell’Unione europea di sostegno alla Guardia costiera libica perché intercetti i migranti e li consegni alle terrificanti prigioni in Libia è un oltraggio alla coscienza dell’umanità. Il sistema di detenzione per migranti è irrecuperabile: una situazione già disperata è diventata catastrofica». Peccato che di questo oltraggio alla coscienza dell’umanità in Italia non se ne sia accorto nessuno. Certamente non se n’è accorto il Ministro dell’Interno, altrimenti non avrebbe fornito i mezzi ai libici per rimettere in funzione le loro motovedette e non avrebbe ostacolato le ONG che forniscono il soccorso in mare. Non se ne sono accorti quei miserabili leaders politici italiani che si contendono il consenso elettorale promettendo “sbarchi zero”, cioè minacciando di riprendere quel capolavoro di contrasto all’immigrazione inventato nel 2009 dal Ministro Maroni, che consisteva nel catturare i migranti in alto mare e nel riconsegnarli nelle mani dei boia libici. Operazione questa che fu interrotta dopo che nel 2012 la Corte Europea dei diritti umani ha condannato l’Italia, giudicando il respingimento una pratica illegale perché contraria ai diritti umani, cioè disumana.

In questa oscura epoca storica si stanno materializzando di nuovo i peggiori fantasmi del nostro passato, la schiavitù, la tortura, il genocidio. Oggi, pensando a quest’umanità dolente che noi manteniamo confinata nei lager libici, tornano d’attualità le parole di Primo Levi: Voi che vivete sicuri/nelle vostre tiepide case/voi che trovate tornando a sera/il cibo caldo e visi amici/considerate se questo è un uomo…

di Domenico Gallo sul Corriere dell’Irpinia del 24 novembre

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