Nasce a Ravenna il Comitato per il No al referendum sulla Magistratura. Spataro: “è il peggior tentativo di modificare la Costituzione mai tentato”.
20 dicembre 2025 – Nello stesso giorno in cui a Roma viene costituito il Comitato Civico Nazionale per il No al Referendum sulla Giustizia, anche a Ravenna – alla Sala d’Attorre – è stato presentato oggi 20 dicembre il comitato provinciale per il No, che riunisce tante associazioni di tutta la provincia con rappresentanze di Ravenna, Cervia, Alfonsine, Faenza, Bagnacavallo e poi di ANPI, ARCI, CGIL, Libera e altre associazioni.
Ha aperto i lavori Maria Paola Patuelli che da tanti anni è impegnata in prima linea nelle battaglie in difesa della Costituzione repubblicana in sede locale e nazionale. Il referendum sulla Giustizia – ha detto Patuelli – è una battaglia difficile ma dall’esito aperto, “possiamo farcela, possiamo con il No impedire che venga sovvertita la nostra Costituzione”, che si basa sulla divisione e l’autonomia dei poteri, mentre “la cosiddetta riforma voluta dal Governo Meloni punta a colpire l’autonomia della magistratura per sottometterla al controllo del potere esecutivo.”
Sono poi intervenuti in collegamento video per spiegare le ragioni del No il magistrato Armando Spataro già Procuratore della Repubblica a Torino e Milano, l’ex sindacalista Alfiero Grandi già vice presidente del Comitato per No alla riforma della Costituzione voluta da Renzi, la scrittrice e saggista Daniela Padoan presidente di Libertà e Giustizia, il giurista Gaetano Azzariti professore ordinario di “Diritto costituzionale” presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”.
Armando Spataro ha detto che quello messo in atto da questo governo “è il peggior tentativo di modificare la Costituzione mai tentato”, con l’intenzione di “esaltare il potere dell’esecutivo”. Siamo di fronte a una “pessima riforma” che rischia di “scardinare tutto l’ordinamento giuridico e costituzionale”. Per Spataro, si può parlare “più che di una riforma della Giustizia di una controriforma della Magistratura”, che non migliora la giustizia per il cittadino ma punta solo a creare un “potere senza controlli, colpendo l’autonomia e la credibilità della magistratura”. Secondo l’ex Procuratore di Torino e Milano l’attacco all’autonomia dei magistrati sta all’interno di un disegno complessivo di scardinamento degli equilibri istituzionali di cui fanno parte altre riforme come quella del Premierato voluta da Fratelli d’Italia e quella dell’Autonomia Differenziata voluta dalla Lega.
Alfiero Grandiha spiegato che la cosiddetta riforma Nordio è “un attacco alla Magistratura e alla sua capacità di autorappresentarsi, con un unico obiettivo, indebolire il potere autonomo della magistratura e intaccarne l’indipendenza sancita dalla Costituzione.” Secondo Grandi, “colpendo la Magistratura e poi introducendo il Premierato si vuole dare vita al governo del capo, aprendo la strada allo stravolgimento della Costituzione italiana” democratica e pluralista. “Se vince il No, il disegno della destra sarà fermato. Se vincesse il Sì, invece, sarebbe un disastro”.
La scrittrice e saggista Daniela Padoanha affermato che l’attacco alla Magistratura “avviene in un quadro generale di attacco ai diritti e di crescente repressione”. Se passa il Sì al referendum e poi passa il Premierato “passa un disegno complessivo di sottrazione di democrazia” che avvicinerebbe l’Italia sempre più all’Ungheria di Orban. L’obiettivo del governo è “togliere autonomia alla Magistratura per renderla prona al potere esecutivo”.
Il giurista Gaetano Azzariti ha ricordato che ci troviamo di fronte a un Referendum senza quorum, per cui servirà semplicemente ottenere per il No un voto in più del Sì. Azzariti ha ricordato come la Giustizia abbia seri problemi di funzionamento nel nostro paese, ma che questa cosiddetta riforma voluta dal governo non contribuisce in niente a migliorare il sistema giudiziario a beneficio dei cittadini. Anzi, chi ha dei soldi continuerà ad essere ben difeso dai suoi avvocati, mentre per i poveri cristi la situazione resterà quella di prima o potrà peggiorare.
Per Azzariti la riforma ha un solo obiettivo: “indebolire l’autonomia della magistratura”. Fra l’altro con la riforma “l’ordinamento giudiziario finirebbe nel caos, peggiorando la situazione attuale” e i cittadini “non ne avrebbero alcun beneficio”. La stessa divisione creata ad arte fra “toghe rosse e toghe brune, fra giudici buoni o cattivi a seconda che siano o meno favorevoli con i loro verdetti al governo è totalmente inaccettabile”, si tratta di una maniera per “screditare e deligittimare la Magistratura”. Premierato, Autonomia Differenziata e Magistratura non più indipendente sono tutti elementi di un unico disegno: “creare una democrazia del capo o autocrazia che scardina la nostra Costituzione”.
All’incontro sono poi intervenuti due ex magistrati come Carlo Sorgi e Roberto Riverso i quali hanno spiegato che la destra solleva “falsi” temi quali la divisione delle carriere e la responsabilità dei giudici, che “non c’entrano nulla con la controriforma Nordio.” Sia la divisione delle carriere, sia la responsabilità dei magistrati esistono già. In questo caso in ballo è solo la possibilità dei Magistrati di autorappresentarsi, di autotutelarsi e di restare indipendenti come potere, un potere che viene intaccato dal sorteggio dei rappresentanti, “come se i magistrati non avessero nemmeno il diritto di scegliersi da soli i propri rappresentanti.”
Sono poi intervenuti per dare la loro adesione alla battaglia referendaria per il No i rappresentanti del Partito Democratico (Nicola Dalmonte, segretario provinciale), del M5S (Giancarlo Schiano assessore a Ravenna), di AVS (Giovanni Paglia, assessore regionale) e Rifondazione Comunista (Ilario Farabegoli segretario provinciale).