“Bisogna fermare questo orrore” un appello per il cessate il fuoco in Medio Oriente

Pubblichiamo di seguito un appello per il cessate il fuoco in Medio Oriente, firmato dal Coordinamento per la Democrazia Costituzionale (CDC), ambasciatori a/r, generali, ex parlamentari europei, giornalisti e intellettuali, per soccorsi umanitari e sanitari immediati alla popolazione di Gaza.

L’appello, datato 31 ottobre, è sottoscritto da: Elena Basile, Fausto Bertinotti, Mauro Beschi, Mario Boffo, Mario Bova, Rocco Cangelosi, Giuseppe Cassini, Roberto Di Leo, Anna Falcone, Eleonora Forenza, Domenico Gallo, Alfonso Gianni, Giovanni Germano, Alfiero Grandi, Raniero La Valle, Silvia Manderino, Roberto Mazzotta, Gian Giacomo Migone, Luisa Morgantini, Roberto Musacchio, Pasqualina Napoletano, Michelangelo Pipan, Roberto Savoia, Giulia Venia, Massimo Villone, Vincenzo Vita, Mauro Zani.

L’appello è stato inviato anche ai parlamentari europei eletti in Italia.

 

Da più di due settimane, dopo l’incursione sanguinosa di Hamas contro la popolazione civile israeliana, si susseguono raid devastanti dell’aviazione israeliana sulla Striscia di Gaza. Condanniamo fermamente l’eccidio di vittime innocenti perpetrato dall’attacco di Hamas, ma questo non può giustificare azioni di ritorsione e di vendetta che mettono a repentaglio l’intera popolazione di Gaza. Israele ha posto sotto assedio una popolazione di oltre due milioni di abitanti privandola del cibo, dell’acqua, dell’energia elettrica e del carburante, indispensabile per far funzionare i generatori degli ospedali. I bombardamenti hanno distrutto il 42% delle abitazioni e hanno provocato, ad oggi, la morte di 5.300 persone, fra cui oltre 2.360 bambini, e 18.000 feriti; non hanno risparmiato ospedali, moschee, chiese cristiane, scuole dell’UNRWA (provocando la morte di 37 dipendenti dell’Agenzia ONU) ed altri luoghi di rifugio per la popolazione. Finora è stata rimandata, ma potrebbe scattare da un momento all’altro, un’offensiva di terra che provocherebbe ulteriori sofferenze alla popolazione stremata di Gaza e ulteriori lutti ad entrambe le parti. Il proseguimento del conflitto ed ogni eventuale escalation rischia di portare ad interventi militari da parte di altri paesi dell’area con effetti incontrollabili.

Per questo è stato assolutamente irresponsabile respingere la Risoluzione del Consiglio di Sicurezza che chiedeva il cessate il fuoco ed il rilascio degli ostaggi. L’inconcepibile aggressione da parte del Ministro degli esteri di Israele nei confronti del Segretario Generale dell’ONU Guterres, reo di aver chiesto un cessate il fuoco umanitario e di aver ricordato che esiste la questione palestinese, è sintomatico della volontà di Israele di portare avanti la sua offensiva militare, che si risolve in una punizione collettiva di Gaza, sino alle estreme conseguenze, incurante del rischio di estensione del conflitto e dei limiti che il diritto umanitario pone a tutti i belligeranti, a tutela dell’umanità in quanto tale.   Il ciclo delle vendette deve essere bloccato, nell’interesse di Israele come di tutte le altre parti, se si vuole spegnere l’incendio ed aprire la strada per il processo di pace in quanto, più estese e più profonde sono le atrocità reciproche commesse dai belligeranti, e più sarà difficile trovare una soluzione politica che assicuri la convivenza pacifica fra il popolo israeliano ed il popolo palestinese.

Bisogna fermare questo orrore immediatamente.

Chiediamo

che le autorità politiche, il Parlamento italiano ed il Parlamento europeo si pronuncino per l’immediato cessate il fuoco e l’avvio di trattative di pace sotto l’egida dell’ONU, assicurando, in via d’urgenza, la liberazione degli ostaggi e la disponibilità di acqua, energia, cibo e medicinali alla popolazione di Gaza. Gli ultimi drammatici eventi dimostrano che non si possono lasciare irrisolti i fattori di crisi se si vuole garantire un assetto pacifico delle relazioni internazionali. Riteniamo che, in una auspicata Conferenza di pace, qualsiasi soluzione del problema mediorientale non possa prescindere dal diritto alla rappresentanza statuale dei Palestinesi, a Gaza come in Cisgiordania, ripetutamente sancita da risoluzioni dell’ONU e dal diritto internazionale.