Ai Parlamentari eletti in Lombardia

Gentilissima/o Onorevole, Gentilissima/o Senatore,

Non è bastata la pandemia per aumentare l’esercito dei poveri.  Adesso ci pensa lo sbocco dei licenziamenti attuato in modalità brutali, che colpiscono i lavoratori e le loro famiglie offendendone la dignità umana.

 

I partiti di governo ed i sindacati hanno facilmente accettato gli ordini di Bonomi-Confindustria con la sola inutile raccomandazione a non licenziare, che è servita a rimandare di una sola settimana l’inizio della mattanza sociale e a scaricare sul pubblico erario i costi di una violenta ristrutturazione produttiva.

 

Eppure è previsto un incremento del pil del 5%, la produzione industriale, i consumi e le esportazioni sono in aumento e sono anche in arrivo i fondi europei; non è pertanto ammissibile che durante lo “stato di emergenza” e con la disponibilità degli ammortizzatori sociali, siano tolti i vincoli a difesa del posto di lavoro.

 

Le fabbriche fin dall’inizio della pandemia non hanno mai chiuso (ricordiamo i fatti di Alzano Lombardo), mentre sono stati chiusi interi settori produttivi (turismo, spettacolo, cultura, ristorazione, ecc.) e hanno continuato a lavorare utilizzando gli aiuti di stato, il lavoro precario e sottopagato, favorendo le contraddizioni tra i lavoratori più deboli e riducendo la sicurezza sul posto di lavoro (nel primo semestre dell’anno + 11,4% di morti sul lavoro senza contare quelli morti di Covid per contagio sul lavoro).

 

E’ inaccettabile che Governo e Parlamento, pur avendo giurato fedeltà alla Costituzione di una Repubblica democratica fondata sul lavoro, non rispettino i diritti dei lavoratori sanciti nella Parte I “Rapporti Economici”:

 

L’iniziativa economica privata è libera.

Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla

sicurezza, alla libertà`, alla dignità` umana.

 

Il Comitato di Milano del Coordinamento per la Democrazia Costituzionale esprime la più ampia solidarietà con i lavoratori in lotta per la difesa del posto di lavoro, e

 

chiede al Parlamento ed al Governo:

 

  • il ripristino del blocco dei licenziamenti fino al termine dello “Stato di Emergenza”;

 

  • l’assunzione da parte dello Stato del ruolo di attivatore di lavoro, attraverso:

 

  1. l’attuazione degli articoli 42 e 43 della Costituzione con l’esproprio, salvo indennizzo dei soli beni immobili, di quelle fabbriche che chiudono senza utilizzo degli ammortizzatori sociali e senza documentata condizione di perdurante crisi produttiva, sostenendo i lavoratori che in autogestione intendono proseguire la produzione;

 

  1. l’attuazione degli articoli 45 e 46 della Costituzione con l’applicazione, in tutte le situazioni in cui si presentino le capacità e le condizioni, della legge Marcora (l. 49/1985), in base alla quale i lavoratori di un’impresa in crisi o destinata alla chiusura si impegnano nel salvataggio della loro azienda, con ciò sostenendo la diffusione delle potenzialità del Workers buyout, ossia di un’azione di salvataggio dell’azienda, o di una sua parte, realizzata dai dipendenti che subentrano nella proprietà, con il supporto di un investitore istituzionale;

 

  • l’applicazione di una Patrimoniale di solidarietà a sostegno dei lavoratori licenziati e delle famiglie indigenti.

 

Certi della Sua attenzione, rimaniamo in attesa di un suo cortese riscontro e inviamo i nostri saluti.

 

Milano, 05 settembre 2021

Coordinamento per la Democrazia Costituzionale – MILANO   (comitatocdcmilano@gmail.com)