di Ferruccio Sansa su il Fatto Quotidiano 13marzo 2016

“Fo: Non dobbiamo restare spettatori, 20 anni fa saremmo scesi in piazza. Se vincesse il sì, vedo un Paese di gente inerte, silenziosa, servile”. Se la battaglia sarà dura, bene. Allora combattiamola fino in fondo. Non facciamoci prendere dalla paura. È il momento di partecipare. Non solo: di essere decisi.”

Dario Fo, che cosa deve fare chi vuole difendere la Costituzione… basta una firma?

Gli appelli sono importanti. Eccome. A volte mi prendono in giro perché li firmo, ma è mio dovere. Certo, è solo il primo passo. Poi dobbiamo farne altri: difendere la Costituzione nella realtà, nella nostra vita. Io ho la fortuna di parlare alla gente, di salire sul palcoscenico. Di provare ad aprire i pensieri. Non dobbiamo essere solo spettatori. Non basta conoscere il senso e il valore di una legge. Se non la difendi, tutto il lavoro dei nostri padri va a morire ammazzato. Ce ne rendiamo conto?

Questa Costituzione l’ha accompagnata per gran parte della sua vita. Che cosa ha significato per lei?

Quando è finita la guerra abbiamo finalmente incontrato tante verità. Abbiamo avuto coscienza che altre nazioni erano tanto più avanti. E noi avevamo di fronte un enorme spazio bianco su cui scrivere la nostra vita e il nostro futuro. La Costituzione ha significato partecipare, sapere, conoscere, informarsi. Avere dubbi, anche. Per controllare e verificare, per non cadere più nelle trappole e negli errori.

Una Carta frutto di un lavoro corale, niente colpi di maggioranza…

Io ho avuto la fortuna di conoscere alcuni di quelli che l’hanno pensata. L’hanno scritta. La nostra Costituzione è il frutto di un dibattito che non aveva di mira gli interessi personali, ma quelli di un’intera popolazione. La Costituzione non si preoccupa soltanto di quelli che stanno in cima alla piramide sociale, ma anche di chi si è trovato a vivere nella povertà.

Una Costituzione di tutti?

Sì. La democrazia è proprio questo: non interessarsi solo della situazione che ti riguarda. Non pensare solo ai vantaggi che possono derivare alla tua vita. Questa è la democrazia. Questa è la giustizia.

Ma non c’è nulla che potrebbe essere cambiato?

Cose minime. Qualche parolina. Ma questa è la grande infamia: con la scusa di aggiustare un poco ti rovesciano la macchina. È come se uno portasse dal meccanico un’auto, e quello con la scusa di girare una vite gli sfasciasse tutto. C’è una cosina che non va, ti dicono. No, fermi, preferisco così, non mettete le mani sulla nostra Costituzione.

Ma qual è davvero l’intenzione dei nuovi costituenti?

L’intento di questo governo e di chi lo appoggia è distruggere la Costituzione. Vogliono distruggere la libertà di pensiero. E la libertà di partecipazione.

Ma perché quando le riforme le voleva fare Berlusconi scendevamo tutti in piazza e adesso quasi nessuno parla?

Ci hanno addormentato ancora di più. Allora almeno qualcuno forse si era preso l’Optalidon, qualcuno si risvegliava dal letargo. Adesso si tira a campare. Come dice quella frase insopportabile: tengo famiglia e devo pure arrangiarmi.

Lei è maestro di fantasia e immaginazione… ci racconti l’Italia se vincesse il “Sì”.

Sarebbe un disastro. Vogliono far tacere la voce dei cittadini. Vogliono soltanto gente che striscia sotto le natiche di chi gestisce il potere. Questa è la distruzione della dignità di un popolo. Se vincesse il “Sì”, vedo un Paese di gente inerte, silenziosa, servile.

Nelle sue parole si sente l’eco, la presenza di sua moglie Franca Rame…

Sono passati tre anni da quando… ma non è cambiato nulla. E io ho sempre davanti a me il suo esempio: rimanere attivi quando tutti vogliono essere nascosti, silenti e acquattati. La nostra è la Costituzione più bella del mondo, ma non basta dirlo. Bisogna difenderla. Poi potremo anche perdere, ma avremo la coscienza di aver fatto ciò che potevamo.

Difendere la Costituzione…

Per ritrovare noi stessi. Il piacere di essere parte integrante della vita del nostro Paese. Per essere vivi. Giustizia, verità e partecipazione, questo è la nostra Costituzione.””

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