Informiamo che venerdi pomeriggio Francesco Baicchi ha partecipato al tavolo ‘referendum’della iniziativa civatiana di Firenze (Politicamp 2015) come rappresentante del Coordinamento per la Democrazia Costituzionale. E’ stato letto il comunicato/appello che postiamo di seguito, richiamando la necessità di una iniziativa unitaria. Purtroppo, almeno venerdì, non c’è stata alcuna disponibilità su questo piano.

Report di F. Baicchi

“Al tavolo partecipava anche Corrado Mauceri, che ha espresso le stesse posizioni a nome dei movimenti di difesa della scuola pubblica. Purtroppo come era prevedibile su questo piano non c’è possibilità di dialogo. Pertici, che coordinava il tavolo a stretto contatto con Civati ha richiamato la necessità di attivarsi subito per impedire ulteriori degenerazioni della situazione da qui alla primavera 2017, dichiarando che Possibile ha fatto tutti i tentativi di dialogo con partiti, sindacati e movimenti (compreso il CDC) senza ottenerne una vera e propria disponibilità, ma solo (come nel caso di alcuni movimenti ambientalisti) una collaborazione ‘tecnica’. Sul piano della validità e completezza dei quesiti mi è sembrato di cogliere qualche incertezza. La mia impressione è che dal punto di vista organizzativo siano anche un po’ in ritardo, ma questo non è significativo. Mi sono fatto l’idea che ormai la raccolta firme verrà comunque lanciata come iniziativa di Possibile, salvo poi scaricare un eventuale fallimento sulla mancata collaborazione degli ‘altri’. Penso che ognuno di noi (o tutti insieme) dovremo decidere l’atteggiamento da tenere: certo non possiamo augurarci un fallimento della iniziativa, ma personalmente non mi sento di collaborare attivamente in una azione che mi appare finalizzata più a dare visibilità al nuovo soggetto che a ‘smontare’ veramente il disegno autoritario renziano. Nel frattempo penso che dovremmo continuare nel tentativo di ottenere la dichiarazione di incostituzionalità dell’Italicum, e mettere a punto quesiti referendari autonomi, in particolare sui punti trascurati da Civati (per es. premio di maggioranza e ballottaggio nell’italicum). Augurandoci naturalmente che nel malaugurato caso di fallimento di Civati sia ancora possibile usare lo strumento referendario.”

COMUNICATO DEL CDC ALL’INIZIATIVA POLITICAMP 2015

L’attuale situazione politico istituzionale è segnata da una serie di provvedimenti legislativi assunti da un Parlamento nato da una legge elettorale dichiarata incostituzionale, che sta progressivamente tradendo i principi di solidarietà, uguaglianza e legalità su cui si fonda la nostra Repubblica.

E’ questa la ragione che ha determinato la costituzione del COORDINAMENTO PER LA DEMOCRAZIA COSTITUZIONALE, a cui aderiscono numerose organizzazioni e movimenti politici, culturali, sociali e ambientalisti impegnati nel Paese per la difesa dei diritti costituzionali.

L’assenza di ogni confronto democratico, l’imposizione al Parlamento da parte dell’Esecutivo di disegni di legge che modificano, sino a cancellarli, principi costituzionali che hanno permesso sino ad oggi una democrazia parlamentare, la sudditanza del Parlamento nell’approvazione di cosiddette “riforme” mai state oggetto di un programma politico elettorale da parte della maggioranza che sostiene l’attuale governo, hanno convinto il CDC che i referendum abrogativi siano l’unico mezzo giuridicamente utilizzabile dalle cittadine e dai cittadini per esprimere efficacemente la loro volontà.

A fronte di leggi che sconvolgono il mondo della scuola, il mercato del lavoro, l’ambiente e la salute delle persone e, soprattutto, i principi democratici della rappresentanza parlamentare, esistono ampie aree di dissenso le cui competenze sono indispensabili per la costruzione di una campagna referendaria fondata su quesiti giuridicamente inattaccabili, che sono oggi prive di una rappresentanza istituzionale e devono essere coordinate in una grande formazione unitaria.

E’ anche indispensabile tenere conto delle difficoltà connesse alla crescita dell’astensionismo, alla sfiducia nei meccanismi elettorali e alla progressiva sfiducia dei cittadini nella partecipazione diretta e nell’esercizio di un diritto costituzionale.

Questo comporta che non vanno sottovalutati tempi, modi e contenuti nell’avvio delle iniziative referendarie, a cominciare dalla predisposizione di quesiti che non siano esposti al rischio di bocciatura da parte della Corte Costituzionale, dalla valutazione e attenta preparazione di una campagna di raccolta delle firme (almeno 600.000) che, per il periodo estivo in cui venisse svolta, richiede la disponibilità di forti strutture organizzative.

Il CDC ritiene che sia necessario realizzare la più vasta mobilitazione dei soggetti sociali e politici interessati per scongiurare il rischio di un eventuale esito negativo della campagna referendaria.

Da questo punto di vista, pur coscienti dello slittamento temporale che ne deriverebbe, riteniamo prematuro l’immediato deposito di quesiti presso la Corte di Cassazione e l’avvio della raccolta firme, e proponiamo l’apertura di un ampio confronto fra tutti i soggetti disponibili, allo scopo di coinvolgere nella iniziativa il maggior numero dei soggetti sociali disponibili, utilizzare al meglio le diverse competenze e verificare l’impegno organizzativo di ogni soggetto. Il lancio dei referendum costituisce una assunzione di responsabilità che non può essere sottovalutata o condizionata da strategie contingenti