23-07-2026
Il principale tema delle campagne elettorali di Berlusconi fu la promessa di ridurre il peso dell’imposizione fiscale. In particolare, nella campagna elettorale del 2006 e in quella del 2008 il centro-destra acquistò consenso promettendo (e poi realizzando) l’abolizione di una tassa particolarmente invisa agli italiani: l’ICI sulla prima casa. “Non metteremo le mani nelle tasche degli italiani” così si esprimeva Berlusconi equiparando le tasse a un furto ai danni dei cittadini. Sulla stessa linea si è espressa Meloni che, riferendosi all’imposizione fiscale alle imprese, ha parlato di “pizzo di Stato”. Contestare il dovere costituzionale di solidarietà che si esprime nell’obbligo di pagare le tasse, è un mantra tipico del populismo di destra, agitato per fini di consenso elettorale. con l’effetto di risolversi in una campagna di dis-educazione civica di massa. Attraverso il prelievo fiscale si alimenta l’erario, il tesoro di cui ogni Stato dispone. L’alimentazione dell’erario e la distribuzione delle sue risorse è il tema fondamentale della politica. Ogni anno con la legge di bilancio decidiamo come gestire questo tesoro, quante risorse devono essere assegnate alle varie funzioni pubbliche e, in particolare, come devono essere garantiti quei beni pubblici direttamente collegati ai diritti sociali, come la salute, l’istruzione, l’occupazione, i trasporti, il sistema pensionistico. Sul livello e le modalità dell’imposizione fiscale, c’è un acceso conflitto fra le forze politiche. Ogni proposta che riguarda la tassazione, come, per esempio, una tassa patrimoniale sui super ricchi, che colpirebbe una persona su mille, viene avversata come un’abusiva sottrazione di ricchezza, vale a dire un furto ai danni dei cittadini.
In realtà negli ultimi anni sta andando avanti un processo politico di sottrazione di ricchezza ai danni dei cittadini e di intere nazioni, molto più profondo e subdolo rispetto all’ingenua promessa di Berlusconi di non mettere le mani in tasca agli italiani.
I vertici dell’Unione, con la complicità del Parlamento europeo, e la NATO, inginocchiata a Trump, hanno lanciato un piano di riarmo colossale: Readiness 2030 per l’UE, The Hague defence commitment per la NATO, programma stabilito al vertice dell’Aja (2025) e confermato al vertice di Ankara (7/8 luglio 2026), che prevede per gli Stati membri l’obbligo di incrementare la spesa militare portandola al 5% entro il 2035. Al vertice Nato di Ankara il Governo italiano ha confermato l’intenzione di rispettare l’impegno a raggiungere il 5% del Pil nel 2035 per le spese in difesa e sicurezza, seguendo un percorso definito da Meloni come “sostenibile”, che parte da un livello di spesa attuale del 2,8% del Pil e che, stando alle dichiarazioni dello stesso ministro Crosetto, prevede un incremento di 19 miliardi nel prossimo biennio (6-7 miliardi aggiuntivi nel 2027 e 12-13 miliardi aggiuntivi nel 2028), che porterà l’Italia a un livello di spesa militare di circa il 3,2% del Pil nel 2028. Secondo i calcoli di Milex l’incremento delle spese militari fino al 2035 ammonterebbe a 498 miliardi di euro mentre la soglia del 5% si attesterebbe a 145 miliardi annui (a fronte dei 40 attuali). Si tratterebbe del più vertiginoso incremento mai registrato da una specifica voce di spesa pubblica dal dopoguerra ad oggi; il bilancio della difesa diventerebbe tre volte più grande della spesa per l’assistenza, una volta e mezzo più grande della spesa per l’istruzione, quasi uguale alla spesa sanitaria. Per rispettare questo programma sarà necessario un abbattimento di portata storica delle altre voci di bilancio, saranno necessari pesanti tagli su sanità, assistenza, previdenza, istruzione, ricerca e trasporti. In altre parole, saranno sottratte risorse enormi destinate a soddisfare bisogni fondamentali dei cittadini. Ci troviamo di fronte a un progetto di impoverimento di massa dei cittadini italiani (ed europei) a beneficio del vorace complesso militare-industriale di cui gli Stati Uniti sono i massimi profittatori, come ha riconosciuto lo stesso segretario generale della Nato Mark Rutte quando, in una intervista al Financial Times, ha detto che il reale beneficiario del maxi aumento della spesa militare sono gli Stati Uniti. Infatti, l’alleanza atlantica, Italia compresa, ha foraggiato Trump acquistando nel 2025 oltre 54 miliardi di dollari in equipaggiamenti militari americani.
Altro che mettere le mani nelle tasche degli italiani: una follia! Proprio di follia parlava Papa Francesco, il 24 marzo 2022, di fronte alla più mite richiesta del 2% pretesa all’epoca dalla NATO. “Io mi sono vergognato quando ho letto che non so, un gruppo di Stati si sono impegnati a spendere il due per cento del Pil nell’acquisto di armi, come risposta a questo che sta succedendo adesso. La pazzia! La vera risposta, come ho detto, non sono altre armi, altre sanzioni, altre alleanze politico-militari, ma un’altra impostazione, un modo diverso di governare il mondo ormai globalizzato – non facendo vedere i denti, come adesso –, un modo diverso di impostare le relazioni internazionali. Il modello della cura è già in atto, grazie a Dio, ma purtroppo è ancora sottomesso a quello del potere economico-tecnocratico-militare”. Sulla stessa linea il suo successore Papa Leone XIV, nel messaggio per la giornata mondiale della pace (1 gennaio 2026) ha invocato una pace disarmata e disarmante denunciando che: “nel corso del 2024 le spese militari a livello mondiale sono aumentate del 9,4% rispetto all’anno precedente, confermando la tendenza ininterrotta da dieci anni e raggiungendo la cifra di 2.718 miliardi di dollari, ovvero il 2,5% del PIL mondiale. Per di più, oggi alle nuove sfide pare si voglia rispondere, oltre che con l’enorme sforzo economico per il riarmo, con un riallineamento delle politiche educative: invece di una cultura della memoria, che custodisca le consapevolezze maturate nel Novecento e non ne dimentichi i milioni di vittime, si promuovono campagne di comunicazione e programmi educativi, in scuole e università, così come nei media, che diffondono la percezione di minacce e trasmettono una nozione meramente armata di difesa e di sicurezza”.
Come si fa a far digerire ai popoli una scelta politica così irragionevole e autolesionista? Bisogna inventarsi una grande menzogna. Far credere ai popoli che sono sotto attacco e che una grande minaccia incombe su di loro: è il metodo Goring. In un colloquio con lo psicologo militare statunitense Gustave M. Gilbert (18 aprile 1946) Hermann Göring riconosceva: “Ovviamente la gente non vuole la guerra […] né in Russia né in Inghilterra né in America, né, per quel che conta, in Germania”. Se il popolo per sua natura non vuole la guerra (e la corsa al riarmo preludio della guerra) come si fa a fargli cambiare idea? La risposta ce la fornisce sempre Göring: “Dopotutto sono i leader di un Paese che ne determinano la politica ed ogni volta è solo questione di portare il popolo dove lo si vuole, ciò è sempre vero, in una democrazia come in una dittatura fascista, in presenza d’un Parlamento o in una dittatura comunista […] il popolo può sempre essere sottomesso al volere dei leader. È facile. Tutto ciò che devi fare è dir loro che sono sotto attacco e denunciare i pacifisti per la loro mancanza di patriottismo che non può che mettere a rischio il Paese. Funziona allo stesso modo in qualunque nazione”.
Lungo la strada indicata da Goring, il primato spetta al Parlamento europeo che, nella deliberazione del 2 aprile 2025, ha attribuito alla Russia “l’intenzione di dichiarare guerra ai paesi europei o di cercare di destabilizzarli”, dichiarando – senza ombra di pudore – che il regime russo rappresenta “la minaccia più grave e senza precedenti per la pace nel mondo, nonché per la sicurezza e il territorio dell’UE e dei suoi Stati membri”. La minaccia russa è diventata la parola d’ordine che ha infettato tutte le sedi politiche ed è diventata il cemento del pensiero unico diffuso dai media e dalle TV a reti unificate. Per legittimare un furto colossale ai danni dei popoli occorreva una balla colossale. Attribuire alla Russia, assediata dalla NATO, l’intenzione di aggredire altri paesi europei, dopo che da quattro anni è inchiodata in una costosissima guerra d’attrito in Ucraina, è un postulato che esce fuori da ogni logica umana, richiede semplicemente un atto di fede. Si tratta di una verità che non può essere sottoposta al vaglio della ragione come i dogmi della fede. Discutere sulle intenzioni è come discutere sul sesso degli angeli, quello che conta nei rapporti internazionali, come in ogni altro campo della vita sono i dati della realtà. Secondo i dati più recenti pubblicati dal SIPRI (Stockholm International Peace Research Institute), relativi al 2025, le spese militari in miliardi di dollari sono le seguenti: Russia, 190; Unione Europea, 457; NATO (32 paesi), 1510. La spesa militare della UE è più del doppio di quella della Russia, quella dei paesi NATO è superiore di 8 volte a quella della Russia. Secondo i dati del Fondo Monetario Internazionale, il PIL della Russia ammonta a circa 2.200 miliardi, quello dei paesi UE a circa 20.900 miliardi, quello dei paesi membri della NATO a 64.000 miliardi. Bisogna poi considerare che la popolazione della Russia ammonta a 144 milioni di abitanti, a fronte dei 450 milioni dei paesi UE. Nella Strategia di difesa Nazionale pubblicata dal Pentagono nel febbraio 2026 si riconosce che: “Mosca non è nella posizione di poter aspirare all’egemonia europea. La Nato europea supera enormemente la Russia per dimensioni economiche, popolazione e di conseguenza potenziale potenza militare”. Si dirà: è la scoperta dell’acqua calda, però per i politici italiani, questa scoperta non è consentita.
Quando Giuseppe Conte a Napoli ha dichiarato: “Stanno creando una minaccia russa per convincerci che dobbiamo armarci fino ai denti”, svelando una realtà a tutti nota, ha squarciato la tela dell’inganno ed è successo un putiferio. Come nella fiaba di Andersen I vestiti nuovi dell’imperatore, l’irrompere sulla scena pubblica di una verità inconfessabile ha mandato in frantumi i vestiti che i cortigiani dell’imperatore avevano intessuto per nascondere l’oscenità della corsa agli armamenti e ingannare i popoli. Ha smascherato una balla colossale adoperata per perpetrare una truffa colossale ai danni del popolo italiano e degli altri popoli europei.
Quando l’Alleanza politica fondata sul campo largo si presenterà al giudizio degli elettori, dovrà chiarire se vuole consentire a Trump, a Rutte e alla Von der Layen di mettere le mani nelle tasche degli italiani, col rischio che la corsa agli armamenti finisca in guerra, oppure vuole battersi per un futuro di pace e prosperità, cominciando ad avviare un dialogo con la Russia e abbassando le armi.