Il governo di Giorgia Meloni vuole resuscitare dopo 40 anni il nucleare in Italia, incurante che in Germania il governo non risulta intenzionato a riaprire le centrali, chiuse da qualche anno.

Pesa l’insistenza di Forza Italia su temi scelti da Berlusconi come l’attacco alla magistratura, bocciato dal referendum costituzionale, e ora il nucleare.

Berlusconi fece approvare la legge per tornare al nucleare nel 2009. Legge poi bocciata dal referendum abrogativo del 2011, che, insieme all’acqua, segnò l’inizio della fine del suo governo. Tornare sul nucleare è un’impostazione retrograda, revanchista, che va bocciata senza tentennamenti.

Il governo ha presentato un disegno di legge per il ritorno al nucleare – ora all’esame del Senato – che è una enorme delega in bianco al governo, ignorando i vincoli stringenti previsti dalla Costituzione per le deleghe al governo.

Purtroppo la subalternità della maggioranza di destra nelle due Camere non consente il ruolo protagonista del Parlamento previsto dalla Costituzione: ricordo l’articolo 67 che esclude il vincolo di mandato per i parlamentari.

Parlamento ormai ridotto ad approvare tutto quello che il governo vuole: il 75% delle leggi approvate sono un’iniziativa del governo. Se andrà in porto la legge elettorale che vuole la destra il risultato sarà un parlamento ancora più subalterno al governo, ribaltando la previsione della Costituzione tra il Parlamento che approva le leggi e il governo che ne garantisce l’attuazione. La Costituzione verrebbe cambiata di fatto.

Il ddl n. 1924 all’esame del Senato afferma che il nucleare che c’era fino al referendum del 1987 verrà smantellato (era già deciso ma il governo, che nulla ha fatto, finge di decidere) mentre la proposta di legge proporrebbe un nucleare diverso. Qui è la prima menzogna. Il nucleare di cui parla il governo è da fissione, lo stesso delle centrali in smantellamento.

Le nuove centrali produrranno scorie radioattive come quelle precedenti, che già non si sa dove mettere. Va aggiunto che la custodia delle nostre scorie in altri Paesi costa cara. Le nuove centrali come quelle precedenti dovranno procurarsi materiale fissile dall’estero per il funzionamento. Quindi più dipendenza dall’estero.

Saranno meno pericolose? Occorre un atto di fede, perché non esiste un prototipo di centrale SMR (reattori nucleari di piccola taglia, Small Modular Reactors, ndr) in occidente che possa essere esaminato, controllato, verificato. Inoltre non saranno centrali così piccole come racconta il governo perché i 300 MW previsti sono il doppio di quelle che erano a Trino o sul Garigliano.

Può essere che qualche pericolo sia stato eliminato, ma occorre verificare che sia così. Da verificare anche la promessa che costeranno meno. Un conto è scriverlo, altro è la prova provata. Per di più uno studio di Banca d’Italia ha concluso che non produrranno energia elettrica a costi inferiori al fotovoltaico, all’eolico, all’idroelettrico, al geotermico, in cui ci sono interessanti novità.

Anzi sommando i costi di costruzione delle centrali, quelli dello smantellamento e dello stoccaggio delle scorie (una parte per migliaia di anni) le risorse necessarie diventano ingenti e non sembrano esserci finanziatori privati che premono per questa avventura.

Il governo ne è consapevole anche se non lo dice e ha scritto nel ddl che stanzia 60 milioni in 3 anni per propagandare il nucleare (quale?), ma è chiaro che con una norma futura potrebbe aggiungere cifre ben maggiori con l’alibi di incoraggiare gli investitori privati, finora freddi e guardinghi.

Le nuove centrali potrebbero entrare in funzione non prima di 10 anni quindi sarebbero pronte fuori tempo massimo perchè la crisi energetica è adesso.

Le centrali nucleari hanno un funzionamento rigido, per entrare in funzione hanno bisogno di tempo, mentre il piano di investimenti in accumuli di Terna insieme all’idroelettrico può stabilizzare la rete e supplire alla variabilità delle fonti rinnovabili con rapidità.

Gli accumuli costano sempre meno ed entrano in funzione con rapidità. Se necessario si può ricorrere come oggi alle centrali a gas pronte a entrare in funzione, mentre quelle a carbone, le più inquinanti, vanno semplicemente chiuse. Invece il governo le tiene di riserva con alti costi e senza riguardo per il grave inquinamento di cui sono responsabili.

Il black out elettrico in Spagna è avvenuto malgrado una presenza importante di nucleare perché ci ha messo molto ad entrare in funzione, mentre con un sistema di accumuli avrebbe potuto affrontare l’emergenza in tempi brevissimi.

Il governo ha la responsabilità di non avere puntato sulle rinnovabili per realizzare gli obiettivi al 2030 e oltre. In nome dell’ideologia è stato detto che i ritardi sono tutta colpa del green deal, mentre è il contrario: il pregiudizio ideologico, la ricerca di un colpevole a ogni costo hanno indotto il governo su una linea sbagliata, perdendo l’occasione del PNRR, rinunciando ai poteri di decisione sulle localizzazioni, con il bel risultato di bloccare buona parte degli investimenti nelle rinnovabili.

Terna ha rivelato che le richieste di allaccio alla rete sono molto superiori alla necessità di elettricità, ma le autorizzazioni sono bloccate in attesa del mitico nucleare. Questa sì è un’ideologia cattiva, è un pregiudizio della destra.

È vero che l’energia in Italia costa di più ma con il nucleare non costerebbe meno, anzi, semmai sono le rinnovabili che potrebbero dare questo risultato e per questo occorre rivedere il sistema tariffario legato al gas. C’è una ragione politica: dividere le tariffe dell’energia prodotta dalle rinnovabili da quelle fossili dimostrerebbe che le rinnovabili sono convenienti, il nucleare non avrebbe, e non ha, senso. In tanti casi il governo ha detto tutto il male possibile su scelte europee, ma sulle tariffe il governo è silenzioso e non preme per cambiare il sistema tariffario.

L’Europa ha concesso all’Italia 14 miliardi di prestiti in 3 anni chiarendo che sono destinati alle rinnovabili. Mentre il governo punta sul nucleare e non si sa come pensa di gestire queste nuove risorse. Un esempio: si potrebbe usare qualche miliardo del prestito per finanziare la trasformazione green dell’acciaieria più grande d’Europa, l’ex Ilva, che rischia di chiudere, facendo coincidere l’investimento con la gestione pubblica, per essere certi della destinazione.

Il governo spera che basti ripetere all’infinito nucleare per risolvere i problemi, invece c’è bisogno di interventi forti, immediati con una scelta netta per le rinnovabili (nessuna esclusa), altro che Italia hub del gas, dovrebbe essere l’hub dell’elettrico da fonti rinnovabili. Purtroppo rischiamo che prevalga un’ideologia retrograda e revanchista, alla fin fine subalterna a Trump.

Prima il sistema delle imprese si renderà conto delle responsabilità del governo, prima usciremo da una crisi che ci condanna a uno sviluppo da prefisso telefonico. La politica energetica è un punto essenziale per un’alternativa costituzionale alla destra.

L’errore di politica economica e ambientale balza agli occhi dallo studio di AERO sull’eolico offshore, che conclude che questi investimenti porterebbero 56 miliardi di Pil e 800.000 posti di lavoro in più.

Ma questa legge sul nucleare pone anzitutto una grande questione di democrazia e di Costituzione.

Due tornate referendarie (1987 e 2011) hanno detto No al nucleare, con la maggioranza degli aventi diritto al voto, ora la destra con una legge prende a schiaffi questi risultati, contrapponendo Parlamento ed elettori. Una manovra sbagliata e antidemocratica. La Corte costituzionale aveva già sancito che un risultato referendario non può essere cancellato con legge successiva. Se la destra riuscirà ad approvare questa legge occorre chiedere alla Consulta con urgenza se questa legge sul nucleare sia costituzionale, per evitare uno sberleffo alla partecipazione al voto che potrebbe avere gravi conseguenze sulla partecipazione, spingendo verso l’astensione. Dopo un grande e forte responso referendario sulla Costituzione far passare uno sberleffo a due tornate referendarie sarebbe un errore grave.

Perfino i referendum potrebbero non avere più, in futuro, la partecipazione attuale, che regge in quanto decide su scelte precise. Nell’opinione pubblica questo forse non è chiaro, troppo forte la campagna pro nucleare del governo e di settori di interessi. L’opposizione politica deve sollevare con determinazione la costituzionalità del nucleare al Senato e farlo unitariamente per renderla un fatto politico, non una routine parlamentare.

Senza trascurare che l’Italia dovrebbe reintrodurre il nucleare in un mondo turbolento, in cui da ultimo il bombardamento in Iran degli Usa e di Israele fuori da ogni regola internazionale ha rischiato di causare un incidente nucleare. Come del resto ogni giorno avviene in Ucraina. Perché mai l’Italia in un mondo pieno di guerre dovrebbe aprire ora questo pericoloso capitolo?

Se l’opposizione non riuscirà a fermare l’approvazione di questa legge, se la Consulta non dovesse risolvere il problema, resterà solo la possibilità di chiamare elettrici ed elettori a decidere con un nuovo referendum abrogativo, di cui la pregiudiziale di costituzionalità può essere la premessa.

Alfiero Grandi è del direttivo nazionale del Comitato della società civile per il NO, vicepresidente vicario del Coordinamento per la Democrazia Costituzionale.