Il No ha vinto e quindi la controriforma Meloni-Nordio sulla magistratura, che avrebbe modificato ben 7 articoli della Costituzione, andrà tra i rifiuti della Storia.

Il governo ha sbagliato ed è stato sconfitto, ha cercato di imporre questa controriforma al Parlamento, che ha espropriato e ridotto al ruolo di mera ratifica delle sue decisioni, mentre è il vero titolare delle questioni costituzionali.

Il governo ha tentato di ottenere un plebiscito anche per aprire la strada ad  altre modifiche della Costituzione come il premierato e per fare approvare una nuova legge elettorale a sua convenienza. Ora dovrà pensarci bene prima di procedere anche con gli accordi tra Calderoli e le 4 regioni del Nord che rischiano di spaccare l’Italia.

Il governo deve cambiare registro o andarsene, ha chiesto consenso e non l’ha avuto, ora cambi, abbandoni la prepotenza della maggioranza. Maggioranza solo di parlamentari perché tra le elettrici e gli elettori non ce l’ha, abbandoni atteggiamenti inutilmente repressivi, chiuda i centri in Albania, lasci perdere il nucleare bocciato da ben 2 referendum abrogativi nel 1987 e nel 2011 che hanno fatto chiudere tutte le centrali in Italia e che aggraverebbe la sudditanza dell’Italia dall’estero.

Il Comitato per il No della Società civile ha svolto un ruolo importante, ha giustamente appoggiato la raccolta delle firme promossa dai 15 cittadini, peraltro ben noti, consentendo di arrivare a costituire un soggetto referendario della società che ha mantenuto un rapporto di stretta collaborazione con il Comitato dei magistrati e con i partiti che si sono opposti alla legge Meloni-Nordio. Il risultato premia tutti quelli che si sono impegnati con una visione unitaria per il No.

Ora anche i partiti di opposizione debbono trarne le conseguenze: il futuro politico è contendibile, la destra può essere vinta e tanti sono tornati a votare quando hanno capito che questa volta potevano dare un aiuto votando No perché il risultato avrebbe premiato il loro contributo.

La partecipazione di elettrici ed elettori è tornata, ma va consolidata, perché non è scontata, preparando una seria alternativa politica alla destra il cui ruolo finora si è risolto nello stare alla corte di Trump salvo ritrovarsi a pagare le conseguenze economiche e sociali di politiche sbagliate e di una guerra folle contro l’Iran, fino a rischiare di trovarci coinvolti.

Colpisce che Giorgia Meloni si sia dovuta riparare dietro l’articolo 11 della Costituzione per resistere alle pretese di Trump, è la conferma che l’Italia per fortuna ha questa Costituzione antifascista che va attuata e difesa da chi la vuole stravolgere.

23 marzo 2026