di Giovanni Diamanti – Per Youtrend
16 febbraio 2026
Gli istituti di ricerca evidenziano in modo unanime una crescita importante nelle intenzioni di voto. E in uno scenario di partecipazione più alta la tendenza vede il margine a favore del “Sì” ridursi sempre più
A giudicare dalla copertura dei media e dei social, sembrerebbe un pessimo periodo per il comitato per il No.
Il post sul curling realizzato dal Pd (e prontamente cancellato, dopo le polemiche suscitate) ha avuto più risonanza in molte bolle mediatiche delle parole di Giorgia Meloni su Trump e il movimento Maga, scomodando fior di analisti e addirittura ministri della Repubblica. L’intervento duro (per molti, esagerato) di Gratteri ha avuto un’eco impressionante, generando come conseguenza una pioggia di interventi e di attacchi alla sua professionalità da magistrato, scatenando una singolare caccia agli esiti dei singoli processi seguiti nella sua carriera. Ogni giorno si leggono interventi contro “le fake news del fronte del No”.
Eppure, gli istituti di ricerca evidenziano in modo unanime una crescita importante nelle intenzioni di voto del “No”. Molti istituti ormai mostrano un chiaro vantaggio degli oppositori alla riforma in un contesto, più che plausibile, di bassa affluenza. Ma anche in uno scenario di partecipazione più alta la tendenza vede il margine a favore del “Sì” ridursi sempre più. Nel complesso, l’ultima Supermedia di Youtrend vede il vantaggio dei favorevoli alla riforma crollare dal 58.9 a 41.1% di metà gennaio all’attuale 53 a 47%.
La verità è che in queste ultime settimane la campagna a sostegno del “No” ha saputo mobilitare sapientemente la propria base elettorale. È stata in grado di polarizzare la partita, limitando la penetrazione dei sostenitori del “Sì” all’interno del Campo Largo: nonostante un forte impegno da parte di esponenti riformisti, oggi quasi nove elettori su dieci della coalizione di centrosinistra voterebbero “No” secondo i dati Youtrend. Non solo: comitati e partiti dell’opposizione hanno fornito argomentazioni chiare, hanno comunicato in modo semplice, talvolta esagerato, ma complessivamente efficace. Il meme sul curling non sposta voti, ma sicuramente non mette in difficoltà il Pd e la campagna del “No”, semmai contribuisce a galvanizzarne la base, anche al netto di polemiche, attacchi, eliminazione del post. Centrosinistra e comitati hanno impostato la campagna elettorale facendosi inseguire dalla maggioranza di governo, che ha cercato in ogni modo di evitare questa politicizzazione, di sfuggirne, diventando alla fine quasi invisibile, se non per qualche scivolone del Ministro Nordio, per ritrovarsi a poco più di un mese dal voto in grande difficoltà, con la necessità evidente di dover cambiare strategia in corsa.Oggi, infatti, in tanti invocano l’intervento di Giorgia Meloni. Un intervento che rappresenterebbe la sconfessione più plastica di tutta la strategia messa in campo dal centrodestra fino ad ora. La Presidente del Consiglio, tuttavia, sa come entrare in campagna elettorale, ma nonostante questo, se da un lato il suo intervento galvanizzerebbe la base conservatrice, dall’altro, con un governo al 32% dei consensi, potrebbe attivare tutto lo scontento nei confronti dell’esecutivo. Un rischio enorme, ma forse, oggi, un rischio necessario.